Roma, 23 feb — L’America di Biden, quella offuscata dall’ombra dell’arcobaleno Lgbt, mostra, qua e là, ancora qualche sprazzo di luce: è il caso del Texas, dove il procuratore generale Ken Paxton ha dato parere fortemente negativo riguardo i «bloccanti della pubertà» e altri trattamenti per il cambio di sesso dei minori affetti da disforia di genere, arrivando a definirli «abusi». Non solo: nelle 13 pagine del con cui si è espresso nella giornata di lunedì, ne chiede l’interruzione condannando in toto l’impianto delle istanze Lgbt.

Trattamento per cambio di sesso, in Texas è abuso sui minori

Secondo quanto riporta La Verità, la vicenda parte da un’istanza del rappresentante statale Matt Krause, che ha chiesto a Paxton di prendere una posizione in merito. Certo, il parere di Paxton non ha valore di legge, ma ha comunque scatenato un putiferio presso le istituzioni sanitarie a stelle e strisce — l’American medical association, l’American psychiatric association e l’American academy of pediatrics — ormai totalmente omologate al cosiddetto «approccio affermativo» che lascia all’adolescente la decisione di intraprendere il percorso di transizione di genere. Ebbene, Paxton definisce «abusi» tutte le procedure per il «cambio di sesso» dei minori: somministrazione dei bloccanti della pubertà, mutilazione di seni femminili, castrazione e realizzazione chirurgica di peni e vagine servendosi di altri tessuti prelevati dal corpo del paziente.

Sterilizzati e mutilati

«La sterilizzazione di minori e altre popolazioni vulnerabili senza un chiaro consenso», puntualizza Paxton, «non è un fenomeno nuovo e ha storia inquietante. Storicamente attuate contro le minoranze, le procedure di sterilizzazione hanno danneggiato molte popolazioni vulnerabili, come afroamericani, minorenni, disabili ed altri. Non c’è dubbio che queste procedure siano abusi ai sensi della legge del Texas, e quindi devono essere interrotte». Più chiaro di così. Che il Texas fosse lo spauracchio dei talebani Lgbt si sa da tempo. L’estate scorsa, per esempio, il Texas department of family and protective services aveva già bollato come abuso su minore il cambio di sesso e «la mutilazione genitale di un bambino attraverso un intervento chirurgico di riassegnazione».

Persino nell’inclusiva e progressista Svezia qualcuno inizia a mettere paletti all’abominio della riassegnazione sui minori, fissando a 16 anni il limite minimo dei bloccanti della pubertà il cui uso sottopone i giovanissimi pazienti al rischio di «conseguenze avverse estese e irreversibili come malattie cardiovascolari, osteoporosi, infertilità, aumento del rischio di cancro e trombosi». Sedici anni, sempre troppo poco per soggetti che, secondo uno studio australiano pubblicati dalla rivista Human systems: therapy, culture and attachments, sono affetti nel 62% dei casi da ansia e depressione, nel 40% da tendenze suicide e autolesionismo e in oltre il 35% da disturbi comportamentali. Disagi profondi da affrontare con cautela e competenze: invece, ormai, pare che l’approccio cauto e scientifico sia stato sostituito dalle fregole di un esercito medici altamente ideologizzati, i quali hanno trovato la panacea nella pillolina ormonale, o nella sforbiciata irreversibile alle parti basse. A pagare sono i minori.

Cristina Gauri

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1 commento

  1. onore al merito:
    finalmente un americano con le palle,
    che dice le cose come stanno fregandosene
    della propaganda LGBTQ+GNPZFD*

    [*LGBTQ+GNPZFD:
    lesbiche
    gay
    bisessuali
    trans
    queer
    +
    gerontofili
    necrofili
    pedofili
    zoofili
    feticisti
    devotee]

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