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Budapest, 20 feb – In vista della scelta per la Capitale europea della cultura 2023, ben sette città dell’Ungheria sono pronte a disputarsi l’ambito titolo e ognuna di esse ha presentato alla giuria dei video promozionali per sponsorizzare e far conoscere i propri luoghi d’origine. Tra queste figura anche Székesfehérvár, cittadina di 102.000 abitanti situata tra la capitale Budapest e il lago Balaton, chiamata “Città dei re”, poiché era, oltre a Buda e Pozsony, la città in cui avevano luogo le incoronazioni dei re ungheresi. Peccato che nessuno avesse fatto i conti con il comitato europeo deputato a giudicare ed emettere il verdetto finale. Verdetto che ha selezionato come finaliste tre città: Debrecen, Győr e Veszprém.
Molto sportivamente, il sindaco di Székesfehérvár, András Cser-Palkovics, si è complimentato con le tre città scelte, poiché esse “sapranno rappresentare orgogliosamente la nazione, la sua cultura e i suoi valori…”, senza però lasciarsi sfuggire l’occasione di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. In una delle riunioni, infatti, uno degli “esperti” della giuria avrebbe espresso un’opinione negativa riguardo uno dei filmati presentati dal comune di Székesfehérvár, dal momento che si tratterebbe di “…una pellicola di propaganda dell’Europa bianca e cristiana, dove sono tutti bianchi e ballano per le strade…”. Un’espressione già priva di senso, per cui l’autore meriterebbe un bel ripasso di geografia e storia dell’Europa centro-orientale, ma a rincarare la dose ci ha pensato il sindaco Cser-Palkovics, il quale ha aggiunto che secondo questi esperti, all’interno della pellicola, “mancano i poveri e i migranti, viene dato troppo spazio a croci e chiese e a valori ‘fuori luogo'”.
Risulta più che evidente da queste poche frasi che l’intento del comitato fosse molto lontano dal determinare i parametri e le condizioni necessarie a partecipare, come la sostenibilità e i finanziamenti per i progetti culturali o gli investimenti sul territorio. Invece è stata messa in scena (come al solito) la classica tiritera del politicamente corretto, stavolta intrisa anche di un certo disprezzo verso tutto ciò che possa lontanamente richiamare l’identità, le proprie radici e i valori ritenuti ormai “superati”. Infatti, per il sindaco, “la croce non è solo un simbolo religioso, ma è anche un valore culturale, una fonte di diversità che ci rende orgogliosi dell’Europa”.
Sin dagli albori, lo scopo delle capitali europee della cultura è stato quello di focalizzare l’attenzione sulla diversità culturale dell’Europa e sulle sue caratteristiche comuni, in modo che la cultura stessa potesse contribuire allo sviluppo sul lungo termine delle città. Purtroppo questi onorevoli ed alti intenti sembrano oggi sacrificabili di fronte alle ideologie del “meticciato” culturale, con buona pace di chi, come il sindaco di Székesfehérvár, si sente ancora fiero della sua appartenenza culturale: “Noi amiamo la nostra città con in nostri templi e le nostre croci. Amiamo sentirci al sicuro e tranquilli, affinché ognuno possa esprimere in libertà i propri valori.” Nonostante il parere negativo ottenuto il sindaco promette battaglia, grazie al supporto unanime ottenuto per la vicenda. E sebbene la partita possa sembrare chiusa, l’intenzione è quella di implementare maggiori punti e aumentare l’offerta e l’attrattiva. “In ballo non c’è solo una competizione culturale fra alcune città ungheresi – conclude il primo cittadino – ma la negazione di un’intera cultura nel quale tutto il popolo ungherese si rispecchia, nel comune riconoscimento dei suoi valori fondanti”.
Riccardo Peritore





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