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Roma, 17 giu – Sciagurata Svezia, senza rigide misure restrittive non conterrà mai la diffusione del coronavirus e la situazione potrebbe diventare ingestibile. Anzi no, contrordine, la Svezia è un modello da seguire. Lo ammettiamo, non riusciamo più a seguire tutte le incredibili giravolte dell’Organizzazione mondiale della sanità, sono talmente frequenti da farci girare la testa. L’ultima, piuttosto clamorosa e che in qualche modo dovrebbe mettere a tacere i catastrofisti (non fossero ottusi), è da segnare nel calendario con l’uniposca: “Bisogna riconoscere che la Svezia ha evitato l’incremento di casi che si sta verificando in altri Stati, in particolare in Europa occidentale, e penso che ci siano lezioni da imparare dall’approccio svedese, in particolare sulla sostenibilità e il coinvolgimento dei cittadini”. E’ quanto dichiarato dalla dottoressa Catherine Smallwood, senior emergency officer dell’Oms. Buongiornissimo espertoni, verrebbe da dire. E’ un quadro confortante, quello svedese, che su questo giornale abbiamo segnalato dieci giorni fa.

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C’era una volta la sciagurata Svezia

Per gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità, la Svezia è passata dunque da essere il nemico pubblico numero uno, a modello da seguire. Siamo al 17 settembre e ci segniamo volentieri queste affermazioni, perché tra qualche giorno potrebbero imbatterci in altre in cui l’Oms sostiene – senza timore di contraddirsi – tutto il contrario. D’altronde, come detto, ci ha abituato alle piroette. A fine giugno, ad esempio, l’Oms inserì la Svezia tra i Paesi più a rischio. Ovvero quelli che secondo le accurate valutazioni degli esperti in questioni sarebbe stata maggiormente probabile una seconda ondata di coronavirus. Secondo un portavoce dell’agenzia dell’Onu, nella nazione scandinava c’era infatti ancora “la trasmissione comunitaria del virus”. Una situazione paragonabile, sempre in base alle valutazioni dell’Oms, a quella di Paesi un tantino meno all’avanguardia nei sistemi sanitari: Armenia, Moldova, Macedonia del Nord, Azerbaigian, Kazakhstan, Albania, Bosnia, Kirghizistan, Ucraina e Kosovo.

Piroette da capogiro

Peccato che la stessa Oms ad aprile, dopo averne criticato la gestione dell’emergenza, tirò fuori questa perla: “Se dobbiamo arrivare a un nuovo modello di vita di ritorno alla società senza nuovi lockdown, penso che la Svezia possa essere un esempio da seguire“. Parole pronunciate da Miker Ryan, direttore esecutivo del Programma per le emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’esponente irlandese dell’Oms andò poi oltre, spiegando che in Svezia “stanno capendo come convivere con il virus in tempo reale, il loro modello è un strategia forte di controllo e una forte fiducia e collaborazione da parte della comunità. Vedremo se sarà un modello di pieno successo o meno”.

Eugenio Palazzini

1 commento

  1. La “piroetta” la vede chi non sa capire quello che sente e che legge… La Svezia non sarebbe stato un modello da seguire nella misura in cui l’assenza di lockdown non fosse stata accompagnata da misure di contenimento, o se le misure di contenimento non fossero state rispettate a dovere; pare invece che gli svedesi (e non mi è difficile crederlo) siano stati talmente ligi nel rispetto delle norme (al contrario di noi) da potersi permettere di continuare una vita pressochè normale senza arrivare agli estremi del lockdown.

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