Roma, 20 ott – La guerra in Siria sembra non avere fine. Con la recente invasione da parte delle truppe turche nel Nord-est si sono riaccesi i riflettori mediatici su un conflitto che va avanti da ormai quasi 9 anni. Sicuramente è capitato almeno una volta di chiedersi “Cosa vuol dire Fsa? I curdi sono dalla parte di Assad? Chi sono invece i fantomatici jihadisti e chi i ribelli cosiddetti moderati?”

Per rispondere a queste domande è necessario riassumere brevemente le motivazioni che hanno portato alla guerra civile. Le prime proteste pacifiche contro il governo hanno avuto inizio il 15 marzo del 2011, ma ben presto si sono trasformate in guerriglia da strada. Approfittando della debolezza del governo centrale, i curdi presenti nei territori del nord hanno dichiarato la regione del Royava indipendente e i jihadisti salafiti hanno proclamato la nascita dello Stato islamico.

I ribelli sono veramente “moderati”?

Fra le milizie che tuttora combattono contro il legittimo governo di Assad troviamo i cosiddetti “ribelli moderati”, termine giornalistico per descrivere i combattenti del Free Syrian Army (Fsa). Questa forza armata ha mantenuto il completo controllo per vari anni della maggior parte della Siria, compresa la città di Aleppo, ma oggigiorno la sua influenza è drasticamente calata ed è relegata alla provincia di Idlib a nord (dove riceve aiuti dalla Turchia) e alla base militare americana (ma controllata dai ribelli) di Al-Tanf, al confine sud con l’Iraq.

Elogiati dai media occidentali come rivoluzionari democratici, diverse brigate del Fsa hanno cooperato con altre forze jihadiste radicali come Al-Nusra, Al-Qaeda e perfino lo stesso Isis in varie zone della Siria. Attualmente sono supportati militarmente e finanziariamente dal governo turco di Erdogan, ma nel corso degli anni hanno ricevuto il sostegno di Stati Uniti, Israele, Francia e Inghilterra.

La bandiera utilizzata dall’esercito siriano libero è composta dal tricolore verde bianco nero con tre stelle rosse nella fascia centrale.

L’estremismo islamico in Siria

Esistono poi una miriade di forze di ispirazione jihadista salafita disseminate su tutto il territorio nazionale che si oppongono al governo di Assad. Quella forse più nota è ovviamente lo Stato Islamico (Isis), guidato dal Califfo Al-Baghdadi e presente con gruppi affiliati in diverse zone del mondo (Nigeria, Somalia, Filippine, Russia e Libia principalmente). Fino al 2017 l’Isis controllava militarmente un vasto territorio, ma oggigiorno la sua presenza è praticamente nulla e le attività principali consistono in attentati dinamitardi nei territorio ad est vicino a Deir-el-Zor.

Sempre di orientamento islamista radicale troviamo Al-Nusra, branca siriana di Al-Qaeda fino alla metà del 2016. È stata per un primissimo periodo alleata dello Stato Islamico, ma ben presto a causa di divergenze interne alcune truppe di Al Nusra si sono rese protagoniste di schermaglie con i tagliagole. Dal gennaio 2017 il gruppo si è unito ad altre quattro milizie di minor importanza e ha cambiato nome in Tahrir al-Sham. Nel governatorato di Idlib costituisce una delle due forze di opposizione più importanti numericamente insieme al Free Syrian Army.

L’ambiguità dei curdi

Per quanto riguarda invece le Forze democratiche siriane (Sdf, i curdi), è necessario sottolineare come il loro ruolo sia tutto sommato ambiguo nei confronti dell’esercito governativo. Tradizionalmente non favorevoli ad un governo nazionale guidato da Bashar Assad, lottano per una Siria federale e democratica. Più volte le forze governative e i curdi hanno combattuto fianco a fianco contro l’Isis o altri gruppi salafiti, ma sono state anche molteplici le occasioni di conflitto a fuoco con perdite da entrambe le parti.

Negli ultimissimi giorni, a seguito dell’invasione da parte delle truppe turche nel nord della Siria, è stato siglato un accordo secondo il quale le principali roccaforti curde torneranno sotto il controllo delle forze siriane in cambio di protezione dagli attacchi di Erdogan.

Una certezza: l’esercito regolare

Bashar Assad può contare invece sul sostegno delle Forze Armate siriane (Syrian Arab Army Forces, Saa), di cui è comandante in capo, e di numerosi gruppi paramilitari tra cui le Forze Nazionali di Difesa e i militanti del Partito Nazionalista Sociale Siriano (quest’ultimo fondamentale nella riconquista di Palmira). Il principale alleato è senza ombra di dubbio la Russia, seguita a ruota da Iran, Iraq e Hezbollah. È da segnalare anche il supporto, seppur limitato a 200 uomini, delle forze speciali cinesi impegnate nella lotta al terrorismo islamista.

Attualmente le forze governative sono riuscite a riconquistare la quasi totalità del territorio siriano, fatta eccezione per la provincia di Idlib nel nord ovest e per i territori sotto il comando curdo a est. Resta comunque un grande risultato se si paragona il territorio attuale a quello del 2014, quando le truppe di Assad occupavano non più del 10% dell’intero Paese.

Franco Gottardi

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