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calaisconvoyLondra, 18 giu – Il convoglio, formato da circa duecentocinquanta veicoli tra auto, camion e minibus, era partito ieri mattina da Londra, dopo settimane di propaganda da parte delle associazioni organizzatrici, tra cui “Stand up to racism”, promotrice pochi mesi fa di un’altra manifestazione, stavolta nel centro della capitale, sempre a favore dei cosiddetti rifugiati. Questa volta, invece, in programma c’era una sorta di protesta/spedizione umanitaria nei pressi del campo di Calais, nord della Francia, dove gli immigrati spingono anche violentemente per entrare nel Regno Unito e, in più di una occasione, hanno bloccato il tunnel della Manica. Un convoglio con tonnellate di aiuti, armato di cartelli pro-immigrazione, fra i quali campeggiava soprattutto l’ormai noto slogan “Refugees welcome here”. Ma non tutto è andato come previsto. Arrivato all’imbarco dei traghetti, infatti, il convoglio è stato fermato dalle autorità di frontiera francesi, per ragioni di sicurezza, collegate non solo a possibili scontro con la polizia ma anche ad eventuali infiltrazioni di migranti in un convoglio quantitativamente così numeroso. “Ora più che mai c’è bisogno di una grande risposta alla crisi dei rifugiati per opporsi alla retorica razzista che attraversa l’Europa nel tentativo di demonizzare e privare dei diritti le vittime della guerra, dell’oppressione e della povertà”, si leggeva nel volantino distribuito nei numerosi banchetti allestiti in questi giorni nella capitale, che invitava i cittadini a unirsi al convoglio di protesta ma anche e soprattutto di contribuire fattivamente con aiuti economici e materiali. “E’ il momento di andare a dire tutti insieme: basta capri espiatori, solidarietà con i rifugiati”, concludeva il volantino. Ma, questa volta, le autorità francesi si sono dimostrate più forti della retorica e dello spirito antieuropeo che permea questi movimenti.

Emmanuel Raffaele

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