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Berlino, 24 set – Sembrava tutto fatto per un prosieguo della “grande coalizione” tra l’Unione della Merkel e i socialdemocratici, ma la batosta registrata dai due partiti (che nel complesso hanno perso circa il 13% dei voti) sta rimescolando le carte in tavola. Con il 20% l’Spd registra il suo peggior risultato di sempre, mentre l’Unione raggiunge il secondo peggior risultato della sua storia (33%). I partiti della Große Koalition hanno subìto un calo preoccupante di consensi anche nelle loro storiche roccaforti, come dimostra ad esempio la batosta clamorosa della Csu in Baviera.

Quel che è certo è che la Merkel sarà in ogni caso cancelliera per la quarta volta consecutiva. Senza l’Unione, infatti, è impossibile formare un governo. La Spd, però, ha capito che questi risultati catastrofici sono il frutto della subalternità del partito rispetto alla Merkel all’interno della grande coalizione. Per questo motivo, i socialdemocratici stanno meditando seriamente di passare all’opposizione, al fine di profilarsi come alternativa alla Merkel e non più come la sua stampella.

Questo vorrebbe dire che salgono di molto le quotazioni di una coalizione “Giamaica” formata da Unione, Verdi e Liberali. Si tratterebbe però di un governo in cui la Merkel dovrà mediare tra ben tre partiti. Per questo motivo, le contrattazioni per formare la maggioranza potrebbero essere molto lunghe e faticose. Ma la fine della “grande coalizione” vorrebbe anche dire che Alternative für Deutschland, con la Spd fuori dal governo, perderebbe di fatto la palma di primo partito d’opposizione.

Poco male, forse, per l’Afd, che centra comunque un risultato storico: nonostante una propaganda avversaria martellante, il partito sovranista è la vera rivelazione di queste elezioni, tanto che da più parti si comincia a parlare di una “cesura” nella storia della Repubblica federale. L’Afd, infatti, supera abbondantemente la doppia cifra e riesce a raccogliere il malcontento popolare sui temi caldi della “politica dell’accoglienza” e della sicurezza interna. Leggendo i primi dati che cominciano a filtrare, emerge che l’Afd ha avuto successo nel mobilitare un’ampia fetta di indecisi e non-votanti. Al contempo, i partiti che più hanno fatto le spese di questo “boom sovranista” sono l’Unione, l’Spd e la Linke. L’Afd è riuscita dunque a erodere voti in maniera trasversale e decisiva: ha fatto a pezzi la grande coalizione e ha strappato alla Linke lo scettro di primo “partito di protesta”.

Se durante la campagna elettorale praticamente tutti i partiti e i media mainstream hanno tentato di evitare l’argomento immigrazione, è proprio su questo tema che l’Afd ha sbancato. Tanto che la Merkel e Seehofer (presidente della Csu) hanno già annunciato di voler riconquistare gli elettori perduti proprio rafforzando la sicurezza interna e combattendo l’immigrazione illegale. Qualora la Merkel riuscisse in questa impresa, l’Afd si troverebbe naturalmente in grande difficoltà. Il giovane partito sovranista, infatti, non offre ancora garanzie di una tenuta a lungo termine, come dimostrano le continue lotte intestine tra i capi del movimento, tenuti insieme solo dal “minimo comun denominatore” (anti-immigrazionismo e no-euro). Insomma, i giochi sono aperti, ma – a parte l’Afd e i Liberali – sono ben pochi quelli che nelle prossime ore potranno davvero festeggiare.

Giulio Prettenthaler     

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