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Roma, 26 giu – Dopo la tremenda sconfitta alle urne, la martellante propaganda europeista le sta provando tutte per cercare di screditare il volere del popolo britannico: dalla demonizzazione di chi ha votato Leave alla farsa della petizione anti Brexit, per chiedere un nuovo referendum. Una richiesta che di per se può sembrare piuttosto ridicola e bambinesca (“si rivota fin quando non vinco io”, sarebbe questo il concetto di democrazia dei seguaci di Bruxelles?) ma alla quale i media italiani ed europei stanno dando un notevole risalto. Si parla di oltre 3 milioni di firme raccolte in soli tre giorni. Ma che attendibilità può avere questa petizione e come vengono validate queste firme?



Per scoprirlo ci siamo collegati al sito del Parlamento britannico sul quale è stata lanciata la petizione.

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Per poter firmare basta inserire nome, cognome, indirizzo email, codice postale di una località del Regno Unito e dichiarare di essere cittadino britannico.

Tutto ovviamente basato solo sull’autocertificazione, senza richiedere nemmeno gli estremi di un documento d’identità o della tessera elettorale.raccolta_firme_brexit_4

Insomma una presa in giro bella e buona, tant’è che abbiamo potuto firmare la petizione dall’Italia registrandosi con l’ironico pseudonimo di Ajeje Brazov (personaggio immaginario reso celebre dal trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo), cittadino inglese residente a Buckingham Palace! Ed il sistema consente di farlo più volte cambiando solamente nominativo e indirizzo email.

Se il vasto fronte anti-Brexit, che va dal Corriere della Sera ai 99 Posse, si è ridotto a questi patetici stratagemmi significa che la botta per la sconfitta subita è stata davvero molto forte.

Lorenzo Berti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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5 Commenti

  1. Le petizioni richiedono il post code proprio per il fatto che vien fatto un controllo incrociato sul registro dei residenti registrati.

    Ogni petizione firmata dall’estero, multiple firme dalla stessa persona, residenti falsi o inesistenti vengono automaticamente tolte in fase di dibattito.
    Basta andare a guardare i dibattiti video del parlamento, se la petizione è stata manomessa vien messa a verbale.

  2. Prima di tutto, informiamoci, perché la petizione riguarda la modifica del referendum, ma siccome è già stato fatto, quella petizione non cambia niente.
    Infatti questa petizione (nata da un tizio che voleva l’Inghilterra fuori dall’Europa, tanto per chiarire) voleva che, se non ci fosse stata un’affluenza minima del 75% o una maggioranza del 60%, il referendum andava rifatto. Non l’ha firmata nessuno e il referendum è stato fatto con le regole che conosciamo, ha vinto chi ha vinto e l’Inghilterra ha dichiarato al proprio governo di voler uscire. Adesso, certo, sta al governo muovere..
    Secondo, invece di applaudire il governo Inglese che, al contrario del nostro, lascia ampia libertà di parola al popolo, tutti a buttare fango. Ogni cittadino britannico può lanciare una petizione. Superato le 100.000 firme, viene non solo discussa in parlamento, ma viene anche pubblicato il video dell’incontro con tanto di trascrizione e esito. Ogni voto viene valutato (incredibile, eh?) e, se nome, cognome e postcode non coincidono, il voto è nullo. Viene controllato dopo che l’hai messo, non mentre lo metti, ecco perché Ajeje è sopravvissuto. Tra l’altro in Inghilterra è pure facile, perché sono tutti registrati e controllare se a quel postcode corrisponde quel nome è relativamente facile.

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