Washington, 9 ott – Quando Salvini ha attaccato George Soros sullo spread, la stampa globalista si è stracciata le vesti sperticandosi in un’accorata apologia del «buon filantropo», senza contare le accuse di complottismo e antisemitismo fioccate sul ministro dell’Interno. Eppure, anche Mario Monti ha ammesso di recente di essere stato contattato dallo speculatore nel 2011, il quale gli consigliava di rivolgersi alla Troika per sistemare i conti italiani. Ma c’è di più, molto di più: è addirittura il Wall Street Journal a puntare il dito contro Soros e le sue ingerenze nella politica, in questo caso americana. Secondo la giornalista liberal Asra Nomani, ex firma del prestigioso quotidiano newyorchese, le proteste femministe anti-Trump sarebbero finanziate proprio dal ricco magnate di origini ungheresi.

Le manifestazioni di protesta hanno raggiunto il loro apice pochi giorni fa, davanti al Campidoglio, dove il Congresso ha confermato la nomina alla Corte Suprema – fortemente voluta da Trump – del giudice Brett Kavanaugh, accusato di molestie sessuali. Il presidente degli Stati Uniti, commentando il fatto, ha parlato di «una folla inferocita di sinistra» composta da «manifestanti professionisti pagati da Soros e altri». Il punto è che anche il Wall Street Journal non può che confermare il dato. Come ci tiene a precisare la giornalista Nomani, «io sono una femminista liberal, le cui opinioni sull’aborto e sul matrimonio tra persone dello stesso sesso sono in linea con quelle del Partito Democratico. Eppure, mentre molti manifestanti non sono pagati per il loro impegno, le proteste al Campidoglio di sabato sono state organizzate da gruppi di cui il signor Soros è un importante finanziatore».

La Nomani, infatti, sin dal 2016 ha seguito la formazione e lo sviluppo della cosiddetta «resistenza» contro Donald Trump. Ebbene, «almeno 20 dei più grandi gruppi che hanno guidato le proteste anti-Kavanaugh di sabato sono stati beneficiari della Open Society [la fondazione di Soros, ndr]». E ancora: «Sabato ho anche analizzato la stampa raffinata sui cartelli che i manifestanti hanno sventolato in segno di sfida al Campidoglio e all’Alta corte. Provengono da una lista di gruppi di interesse democratico che hanno ricevuto milioni dal signor Soros: l’Unione americana per le libertà civili, la on Civil and Human Rights, Planned Parenthood, Naral Pro-Choice America, il Centro per la democrazia popolare, Human Rights Campaign». Senza contare, poi MoveOn.org e Rethink Media, tutti finanziati a piene mani da Soros. La giornalista, dopo aver snocciolato tutti questi dati, conclude così: «La mia ricostruzione, in realtà, è un segreto di Pulcinella, che i giornalisti tendono però a non rivelare. Molti (inclusa me) simpatizzano infatti con le cause liberal dei campioni della Open Society. Alcuni sono stati addirittura soci pagati o beneficiari della fondazione di Soros». Ma non ditelo a Repubblica o all’Espresso.

Valerio Benedetti

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