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scandalo visti ErbilRoma, 1 mar – Il Copasir, sigla che indica il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, aveva paventato la possibile presenza di terroristi islamici sui barconi dei disperati che solcano il Mediterraneo per arrivare in Europa. E diverse inchieste delle polizie continentali avevano portato a conclusioni analoghe, negli scorsi mesi. Tuttavia, per un terrorista ben fornito di contanti, ci sarebbe stata una possibilità meno rischiosa per avere un documento perfettamente legale per arrivare in Italia, e da qui in tutta la cosiddetta area Schengen. Stando infatti a un’inchiesta di Lorenzo Cremonesi del Corriere della Sera, al Consolato Italiano di Erbil, nel Kurdistan iracheno, qualche funzionario compiacente era ben disposto, in cambio di munifiche mance, a concedere visti a chicchessia, inclusi siriani apparentemente in fuga dalla guerra civile, a cui il visto era stato negato per ragioni di sicurezza dagli apparati diplomatici di altri Paesi europei. Facile intuire quali potessero essere queste ragioni di sicurezza che avevano spinto altri consolati a rifiutare un visto di accesso in Europa a sedicenti fuggitivi dalla guerra, visto il proliferare di bande armate di ispirazione jihadista nella Siria martoriata da sei anni di guerra civile.

Il nostro consolato di Erbil però, fedele all’antico detto “pecunia non olet”, da almeno un anno, stando a quanto riportato dal Corsera, elargiva generosamente visti di ingresso in Italia in cambio di ancor più generose donazioni da parte dei richiedenti più benestanti. La console Alessandra Di Pippo, ora trasferita a Roma per motivi familiari, aveva già da qualche mese segnalato una serie di anomalie relative alla concessione dei visti, sia per quanto riguarda il lavoro di alcuni funzionari, sia per l’attività della Visametric, la società cui era stata esternalizzata parte del servizio. Complice l’inchiesta del Corriere, la Farnesina si è affrettata a comunicare di aver destituito il responsabile della sezione visti, mentre risulterebbe ancora operativa la Visametric, che da quanto si legge sul suo peraltro scarno sito internet, cura la gestione dei visti per conto di Italia, Germania, Malta, Portogallo e Slovenia in vari Paesi di Europa Orientale, Medio Oriente e Asia.

Rimane alla fine solo una serie di domande, probabilmente scontate, ma che non possiamo non porre. E’ possibile che i nostri servizi non controllino l’operato di un ufficio tanto cruciale all’interno di un consolato situato nel cuore di un conflitto pluriennale, e che fino a poche settimane fa era a ridosso della linea del fronte con il sedicente Stato Islamico? E’ possibile che neanche i dubbi sollevati dalla stessa console italiana abbiano portato a una immediata sospensione di quell’attività criminale, e che si sia dovuta aspettare la coraggiosa inchiesta di un giornalista? E’ possibile richiedere dei controlli approfonditi sugli almeno 152 visti concessi nell’ultimo anno? Il tutto con la speranza che non ci succeda mai di scoprire che l’autore di un attentato a Roma o a Parigi, a Berlino o a Madrid sia uno dei 152 beneficiari di questi visti rilasciati senza alcun controllo, semplicemente in cambio di una lauta mazzetta.

Mattia Pase

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2 Commenti

  1. Indagare,accertare e in presenza di prove, impiccare i responsabili al primo palo utile. Così,semplicemente.

  2. E il Consolato Italiano in Bangladesh non avrebbe bisogno di una controllatina? I bengalesi che stanno invadendo l’Italia non arrivano in canotto, ma in aereo con visto sul passaporto, ad aprire frutterie con i soldi della camorra.

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