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censura discorsi populisti razzistiBruxelles, 1 mar – Si chiama «Parlamento europeo», ma forse dovremmo cambiargli nome, dato che presto in quella sede non sarà più possibile fare ciò per cui tale istituzione esiste: parlare liberamente. Con la scusa di «combattere i discorsi di odio», i deputati hanno infatti concesso al presidente dell’aula l’autorità di staccare la spina alla diretta streaming degli interventi «razzisti». «C’è stato un numero crescente di casi di politici che hanno detto cose che sono andate oltre il limite della normale discussione parlamentare e del dibattito», ha detto Richard Corbett, un europarlamentare britannico che ha appoggiato la nuova regola. Per il politico inglese, «non si tratta di incidenti isolati» e il rischio è che qualcuno possa pensare: «Hey, questa è una piattaforma fantastica, è grande, va in diretta streaming, può registrare, usiamola per qualcosa di più rumoroso e spettacolare».

La regola 165 del regolamento interno del Parlamento europeo permette di poter fermare la trasmissione in diretta «in caso di linguaggio diffamatorio, razzista o xenofobo». Il materiale incriminato potrà inoltre essere cancellato dalle registrazioni audiovisive, in modo che nessuno ne sappia mai nulla, a parte i presenti in aula al momento dell’intervento politicamente scorretto. La multa massima per i trasgressori sarebbe di circa novemila euro. Una novità di cui nessuno ha saputo nulla, finché il quotidiano spagnolo La Vanguardia non l’ha riportata. Nel corso di un dibattito avvenuto nello scorso dicembre, Gerolf Annemans, un deputato del Vlaams Belang, partito «populista» fiammingo, ha espresso la preoccupazione che la regola «possa essere oggetto di abusi da parte di coloro che hanno reazioni isteriche nei confronti di ciò che viene designato come razzista o xenofobo, anche se le persone stanno in realtà solo esprimendo punti di vista politicamente scorretti». Helmut Scholz, della Linke tedesca, ha invece affermato che i politici eletti dai cittadini europei devono essere in grado di esprimere le loro opinioni su come l’Europa dovrebbe funzionare. «Non è possibile limitare o negare questo diritto», ha detto, pur concedendo che qualche strumento per contrastare i contenuti «razzisti» deve essere necessario, «per fermare la diffusione di tali slogan e di tali idee».

Insomma, proprio non ce l’ha fatta a essere libertario fino in fondo. Dalla censura contro le «fake news» o notizie arbitrariamente definite come tali, alle proposte sempre più frequenti per limitare la libertà d’espressione su temi scottanti, dal giudice che vieta di dire «clandestino» alla Boldrini che controlla le nostre desinenze per vedere se per caso vi sia del sessismo – l’aria in Europa si sta facendo sempre più irrespirabile. L’obbiettivo vorrebbe essere quello di togliere ossigeno ai «populisti». Ma qualcuno dovrebbe spiegare a lorsignori che non esiste favore più grande da fare ai partiti antisistema di un bavaglio pensato appositamente per fare loro lo sgambetto.

Adriano Scianca

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