Bolzano, 13 giugno – In queste ore di tensione diplomatica tra il governo italiano e quello francese presieduto da un Macron che ha definito gli italiani “vomitevoli, cinici e ipocriti” dopo la chiusura dei nostri porti agli sbarchi di immigrati traghettati dalle Ong finanziate da Soros, oltre che quanto l’Italia ha fatto finora per l’Europa in termini di immigrazione, dovremo ricordare ai cugini francesi anche quanto il popolo italiano ha fatto per la Francia in contributo di sangue. Proprio in questi mesi infatti, ricorre il centenario di una battaglia che segnò gli esiti della Prima Guerra Mondiale, grazie all’eroico apporto dato dall’intervento italiano sul fronte francese di Bligny, nel luglio del 1918. Verso il finire della grande guerra la “Champagne-Ardenne”, regione ad est di Parigi, vide schierate le truppe italiane nello scontro tra Francia e Germania, che con eroiche imprese riuscirono a fermare l’offensiva tedesca.

Già da febbraio 1918 il governo italiano aveva inviato in Francia sessantamila soldati del Regio Esercito, le cosiddette truppe ausiliare italiane in Francia (T.A.I.F), in ottemperanza alla convenzione italo-francese che prevedeva il rafforzamento delle linee di difesa tra la Normandia e la Svizzera. Nel mese di marzo del 1928, per ricambiare l’aiuto ricevuto dagli Alleati nel novembre del 1917 a Caporetto, fu destinato anche il II Corpo d’Armata italiano al comando del Ge nerale Alberico Albricci (la grande Unità militare era costituita dalla 3^ e 8^ Divisione, oltre a due squadroni dei cavalleggeri di Lodi e il II Reparto d’assalto Arditi). I fatti di quelle cruenti giornate giungono fino a noi anche grazie agli scrittori Giuseppe Ungaretti, che combatté tra le fila della Brigata Brescia, e il S.Tenente Curzio Malaparte, che sul fronte francese combatté come volontario negli Arditi.

Con un grande attacco a sorpresa, il 27 maggio 1918, l’esercito tedesco riuscì a sfondare il fronte francese nei pressi di Reims. Tra Soissons e Reims si formò una sacca triangolare, profonda 50 km. L’esercito tedesco era giunto a meno di 100 Km da Parigi. Il II° Corpo d’Armata italiano, quindi, fu destinato a presidiare questa profonda insaccatura e, all’altezza di Bligny, aveva il compito di sbarrare la valle del fiume Ardre e quindi la strada di accesso alla città di Epernay, mantenendo così possibili le comunicazioni tra Reims e Parigi. Il tratto compreso tra il fiume e la collina di Bligny fu affidato all’8^ Divisione con le Brigate «Brescia» e «Alpi» e quello opposto alla 3a Divisione con le Brigate «Napoli» e «Salerno». Un caposaldo che doveva essere difeso fino all’ultimo uomo.

A metà giugno i tedeschi sferrarono un violentissimo attacco contro i reparti della Brigata «Alpi» per conquistare l’altura ma grazie al agli Arditi del II Reparto l’obiettivo fallì.
Nella notte tra il 14 e 15 luglio, ebbe inizio la storica “Seconda Battaglia della Marna” detta anche Battaglia di Bligny. Scoccata la mezzanotte le artiglierie germaniche aprirono il fuoco sul fronte occupato dalla Brigata Alpi. Mentre truppe nemiche entravano a Chaumuzy i superstiti della decimata Brigata Alpi, ridotti a 28 ufficiali e 493 soldati, si riunirono a Bosco de Courton per riordinarsi. La mattina del 16 luglio riprese l’attacco, inizialmente respinto, contro le postazioni del Bosco de Courton, ma nel pomeriggio, con l’aiuto dei lanciafiamme, il nemico riuscì a sfondare tra i battaglioni francesi e italiani. Fu allora che il Generale Albricci ordinò di concentrare tutto il fuoco d’artiglieria sul tratto guadagnato dal nemico, per mandare alla carica il II Reparto d’Assalto che arrestò le truppe tedesche. Il 17 luglio poi, i reparti italiani si conquistarono la gloria con eroici combattimenti che proseguirono per l’intera giornata.

Fermando l’avanzata tedesca verso la città di Epernay ed impedendo la caduta di Reims che avrebbe comportato l’irreparabile rottura del fronte francese, con enorme sacrificio i fanti italiani salvarono la Francia assestando il colpo più letale all’esercito germanico.
Il prezzo da pagare per l’esercito italiano fu di oltre 4000 morti ma, il 18 luglio, permise ai francesi di compiere la tanto attesa controffensiva che portò la Germania a chiedere l’armistizio del 11 novembre 1918. Per gli italiani il fronte francese significò, 5.000 caduti e oltre 4.000 feriti in poco più di 6 mesi.
Oggi sulla collina di Bligny si trova l’imponente Cimitero Militare Italiano sul quale sventola la bandiera italiana, quella francese e quella dell’Ue, con un piccolo tempio la cui epigrafe recita: “Ai cinquemila soldati italiani morti in terra di Francia”.

Anziché vomitare simili vergognosi insulti verso la nostra nazione, che finalmente torna a tutelare i propri confini, il signor Macron dovrebbe inginocchiarsi e riflettere su quelle decine di migliaia di giovani italiani che difesero la Francia per assicurarle quella giusta libertà per cui il popolo italiano sta ancora sudando.

Andrea Bonazza

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2 Commenti

  1. …purtroppo non solo i franciosi sputano…ci sono ”plurilaureati” da barzelletta, tipo giannino su radio 24 , che strappano
    la bandiera nazionale tutti i giorni …

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