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Roma, 4 lug – La società francese Total SA ha firmato ieri, dopo un accordo preliminare firmato nel novembre scorso, un accordo dal valore di 4,8 miliardi di dollari per una nuova fase di sviluppo del giacimento di gas South-Pars. Il consorzio sarà in mano alla Total per il 50,1%, per il 30 % alla società cinese Cnpci (China National Petroleum Corporation International) e la parte restante, il 19,9%, sarà detenuta dalla iraniana Petropars.
L’investimento, di quasi 5 miliardi di dollari, è di particolare importanza e non solo perché rappresenta una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni in campo energetico, ma anche perché l’intesa si inserisce in quadro più complesso, dove, se in primo piano si evince uno spiccato dinamismo del governo Macron, sullo sfondo resta l’incognita statunitense. Si tratta infatti del primo grande investimento in Iran in seguito all’accordo sul nucleare del 2015, accordo che avrebbe portato ad un alleggerimento, se non annullamento, delle sanzioni verso la Repubblica Iraniana. Se non fosse che dall’inizio della presidenza Trump, l’Iran è tornato nel mirino della politica estera statunitense, recentemente infatti il senato americano ha promulgato un’altra serie di sanzioni verso il colosso persiano.

In seguito a questa retromarcia della politica estera americana, in febbraio l’amministratore delegato della Total, Patrick Pouyannè, aveva annunciato che avrebbe rinviato la firma del contratto, ieri ha però deciso di concludere l’accordo. Come riporta Bloomberg, Robin Mills (Ceo di Qamar Energy di Dubai) sostiene che questo accordo è “un grande affare” per l’Iran e “apre la porta a più imprese per firmare contratti”. Secondo Mills, esso “garantisce agli iraniani una copertura diplomatica sia dalla Francia che dalla Cina in caso di tentativi di imporre ulteriori sanzioni”, riferendosi ovviamente all’antagonismo statunitense.
Il progetto in questione accrescerà, inoltre, la capacità di produzione del giacimento di 400 mila barili /olio equivalente al giorno, compreso il condensato, questo è quanto affermato in un comunicato stampa della società francese e sempre la società ha assicurato che la destinazione principale del gas sarà il mercato interno iraniano.

La volontà alla base di questo accordo la si può leggere, in connessione con le ultime dichiarazioni di Macron sulla Siria, da una parte come una sempre maggiore “pragmatizzazione” della politica estera francese, dall’altra come una sfida velata agli Stati Uniti di Donald Trump che si oppongono ad una “stabilizzazione” delle relazioni economiche con Teheran, un’opposizione che causa un’instabilità pericolosa soprattutto per le aziende europee che lavorano con lo stato persiano.
Negli ultimi giorni il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Zarif, era stato in diversi paesi europei, tra cui Parigi, proprio per premere sulla necessità di mantenere aperto il canale di dialogo nonostante le pressioni americane per le nuove sanzioni. Gli investimenti stranieri sono inoltre fondamentali per Teheran, poiché sono i mezzi principali attraverso cui l’Iran può sfruttare efficientemente le proprie enormi riserve di gas naturali.

Edoardo Martino

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