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reportage dalla Siria del Primato NazionaleKessab, 18 feb – Un lungo muro bianco taglia la sterpaglia tra le montagne a nord di Latakia, tracciando uno dei confini più labili del Medio Oriente. Solitaria, oltre i pini inverniciati col tricolore siriano, sventola la bandiera con la mezzaluna turca. A Kessab, sui cartelli che indicano le direzioni possibili, Aleppo o Turchia, si intravedono ancora le scritte minacciose dei jihadisti che due anni fa occuparono questo remoto villaggio armeno di Siria. “Hanno attraversato indisturbati la frontiera – ci dice Nassuh, il colonnello dell’esercito siriano che presidia la zona con i suoi giovani soldati – e hanno compiuto una carneficina. La gran parte degli abitanti sono stati uccisi, non hanno risparmiato neppure i bambini e le donne, amazzate senza pietà dopo essere state violentate. Questi non sono uomini, sono bestie“.

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Una masnada di terroristi composta da milizie turcomanne armate da Ankara, dai jihadisti di Jabat Al Nusra, rinominatosiSiria reportage Primato Nazionale recentemente Fronte al Sham, per tentare un’improbabile cambio di immagine agli occhi degli osservatori internazionali, e dall’Esercito Libero Siriano. Si, proprio quello che per anni è stato indicato da buona parte di media e governi occidentali come il principale gruppo di ribelli moderati. “Tutti insieme per compiere questo massacro – ci confida il colonnello siriano – E quando siamo riusciti a riconquistare il villaggio molti di loro sono fuggiti verso Idlib o in Turchia”. E adesso la chiesa armena di Kessab appare come un tetro rudere su cui rimbalzano scomposte le gelide folate del vento di montagna. È il primo storico edificio che i terroristi hanno voluto sfregiare, per colpire il simbolo della millennaria convivenza tra cristiani e musulmani.

reportage dalla Siria 3 Per quattro mesi questo e altri vicini paesi sono stati violentati dai tagliagole. Gli stessi che a meno di quindici chilometri da qui l’esercito di Assad è ancora impegnato a combattere. Forse non servirà l’esempio di Kessab per comprendere come in Siria non vi sia alcuna guerra civile, ma la guerra della civiltà contro il terrore. Eppure chi finora ha sostenuto il contrario, incensando i più disparati gruppi anti Assad, adesso dovrebbe almeno avere il coraggio di raccontarci un’altra storia. Per poi venire qua, a guardare negli occhi i sopravvissuti della piccola Armenia.

di Eugenio Palazzini

Video e Foto Davide Di Stefano e Alberto Palladino

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