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Roma, 17 feb – Tra i traguardi del politicamente corretto quest’anno vi è stato pure la cannibalizzazzione dell’evento di Miss Germania. Un po’ come il famoso Nulla de La Storia Infinita, il femminismo declinato in salsa talebana si è ingoiato la kermesse. Un concorso di bellezza femminista: un ossimoro, un’aberrazione, è come parlare della carbonare vegana o della salsiccia vegetale.

Altolà al maschio

Innanzitutto è stato stabilito che la giuria dovesse essere composta da sole donne «scelte dal mondo delle professioni e dello sport», ma «non è escluso che possano partecipare anche uomini, se mostreranno di possedere la giusta mentalità», ha detto l’organizzatore Max Klemmer (un uomo). Ma non fa una grinza: in questo momento di totale fluidità eterofobica l’uomo, che dovrebbe essere il principale fruitore della bellezza femminile, e quindi in tutto diritto di giudicare la bellezza di una donna, è rimasto ad aspettare sullo zerbino.

Vietato essere belle

Per le femministe le donne non sono solo tette e culi, e potendo, la bellezza va mortificata, repressa, soppressa per evidenziare altre caratteristiche aliene al concetto di bellezza. E infatti, le candidate sono state giudicate «principalmente per la loro personalità»: per cui, come seconda regola, era vietato sfilare in bikini. Una regola già entrata in vigore la scorsa edizione, ma almeno lì venivano proiettate immagini in costume delle ragazze mentre sfilavano in giacca e jeans aderenti. Da quest’anno niente più “oggettificazione sessuale”: della Miss non si deve vedere neanche un centimetro di chiappa, in compenso tutte hanno sfilato in abito fino ai piedi da ballo delle debuttanti. Terzo, l’età delle concorrenti è stata alzata per la prima volta fino a 39 anni ed è decaduto il divieto di partecipare alle donne sposate o con figli.

Avanti i vecchi

Ed è stata proprio la concorrente più vecchia – 35 anni – a vincere. È Leonie Charlotte von Hase, la prima Miss Germania con un figlio. Rigorosamente single, di lavoro fa l’imprenditrice online e ha già detto che «del titolo di più bella me ne farò poco, e non intendo andare in giro a tagliare nastri come un manichino». E allora perché avrebbe partecipato? Quasi quasi ci mancano i discorsi bolsi sulla pace nel mondo pronunciati dalle reginette di bellezza dei tempi che furono.

Corsi di consapevolezza per donne forti

«Ho accettato di concorrere solo perché mi piaceva questo nuovo corso», ha detto nella prima intervista all’agenzia Rnd. Le 16 finaliste, infatti, hanno partecipato nelle scorse settimane a un «Personality Camp», 21 giorni di yoga, workshop di consapevolezza e lezioni di auto-imprenditoria. Queste donne hanno una personalità talmente forte ed affermata che si è sentito il bisogno di iscriverle ad un «corso di consapevolezza» per farle emergere. «Le ragazze dovranno diventare ambasciatrici della femminilità, e usare i palchi dove vanno per diffondere messaggi positivi», recita il sito della manifestazione.

La Von Hase ha sfilato in un tailleur pantalone: «Trovo che le donne meno giovani siano bellissime, e la bellezza viene dal carattere, dall’esperienza». Sarebbe stato strano se avesse detto il contrario. «Noi donne non siamo più interessate a lottare per uno standard convenzionale di bellezza – spiegava nella scheda che introduceva la sua candidatura – per me la bellezza di una donna arriva dalla forza, dal carattere e dall’autenticità che esprime. Una donna bella conosce l’alto e il basso, i successi e gli errori, le gioie e le paure. Una donna bella usa i suoi punti deboli come forza», cioè i classici discorsi da donna non bella, o donna un tempo bella ma sulla via della sfioritura – come è il caso di Leonie – che in questo caso le sono valsi la vittoria, scavalcando due giovanissime (e loro sì, bellissime) partecipanti. 

Cristina Gauri

6 Commenti

  1. Le persone chiuse di mente fanno sempre molta fatica ad adattarsi al cambiamento… cosa c è che non va in una Miss di 35 anni? Se è bella intelligente ed in gamba ?! Mah… che articolo patetico e per di più scritto da una donna . Brava Leonie !

  2. Ma L avete vista bene ?! È bellissima ! E anche intelligente, in gamba (ha un business sostenibile e 2 lauree ) Oltre ad essere mamma… finalmente i concorsi di bellezza Giudicano la “bellezza” vera ! Brava Leonie. Dovremmo imparare qualcosa anche noi invece di eleggere solo delle oche . Ci vuole un bel coraggio Da donna a scrivere questo articolo

  3. Le persone più chiuse e retrive sono proprio quelle che ancor oggi (nonostante tutte le evidenze contrarie) credono nel “progresso”, nello “spirito dei tempi” ed in altre stronzate hegeliane, magari in salsa femminista. Quelle più deboli di mente arrivano pure a credere sul serio che la società possa prescindere dalla biologia e che addirittura i desideri naturali possano cambiare per contratto sociale o per “educazione”.

    Detta brutalmente, con libera interpretazione della “metafisica dell’amore sessuale” di Schopenhauer (testo che, a due secoli di distanza, resta molto più scientificamente fondato ed umanamente veritiero della psicoanalisi novecentesca e della contemporanea antropologia culturale, volendo tacere per pietà della favola del gender):

    Poiché un uomo potrebbe, alla pari del mitologico re Priamo, in un anno, generare cento figli, avendo a disposizione altrettante donne, mentre una donna potrebbe, anche avendo a disposizione cento uomini, generare un figlio solo, la Natura, che ha a cuore solo e soltanto la propagazione e la selezione della vita e non concetti “umani e troppo umani” come felicità, equità, civiltà, progresso ecc. stabilisce una disparità di desideri (che si traduce facilmente, in assenza di vincoli aggiuntivi, in disparità di poteri e di opportunità in favore del sesso femminile). L’uomo, mosso “come per incantamento” delle lunghe chiome, dal claro viso (lo stilnovo ci sta comunque), dall’alta figura, dalle membra scolpite, dal ventre piatto e levigato (qualche concessione all’ideale estetico contemporaneo va fatta) e dell’altre grazie “ch’è bello tacere” (a volte Dante aiuta a non scadere nel porno), desidera con la rapidità del fulmine e l’intensità del tuono la “bellezza” (che in natura è sinonimo di salute e buona genetica) e cerca di coglierla nella vastità multiforme delle creature femminine non appena queste si fanno visibili, mentre la donna cerca di essere in ogni modo, tempo e luogo bella e disiabile, non per avere cento uomini, ma per poterne attirare magari anche mille, sì da selezionare fra essi colui che “eccelle” nelle doti volute (perché qualificanti la specie, perché conferenti primato e prestigio sociali, perché utili al benessere del nascituro).

    Se non ti piace il mio stilnovo e vuoi un linguaggio “terra-terra”, la moderna “Redpill” chiama il primo impulso poligamia ed il secondo ipergamia.
    Quello che i singoli uomini e le singole donne, nella loro presuntuosa “autocoscienza”, vorrebbero dalla vita e dall’amore o giudicherebbero come giusto e progredito per “l’umanità”, non ha alcuna importanza in termini di desiderio ed attrazione.

    Nessuna facoltà di sociologia, antropologia o studi di genere, per quanti contributi ottenga dal finanziere di turno (il quale è poi il primo a scoparsi modelle in modalità indipay) e per quanti sostegni raccolga presso i rettori, potrà mai cambiare questo schema naturale. Al massimo l’umano consorzio ha sempre potuto permettere agli individui di “bilanciare” le disparità naturali. Peccato sia proprio quello che il femminismo ha distrutto (chiamandolo “oppressione”, quando il bilanciamento era sociale, e “discriminazione” quando è stato individuale).

    Nel tuo caso non so se si tratti di incapacità mentale a guardare oltre il “velo di Maya” che separa la rappresentazione dalla realtà oppure di mera perfidia femminil-femminista (ovvero: vedi bene la realtà, ma, da donna, è tuo interesse fingere per poterla meglio sfruttare).

    Cosa c’è che non va in questa elezione (non che in genere ami molto il concetto di “elezione”, tanto in politica quanto in religione…)? Principalmente due cose (scegli tu l’ordine di importanza):

    1) è contronatura: il picco di bellezza (chirurgia estetica a parte) è raggiunto da quasi ogni essere vivente di sesso femminile tra i venti ed i trent’anni (forse anche prima), ovvero quando meglio sarebbe, in natura, affrontare una gravidanza. Cambiamenti sociali come l’allungamento della vita media, l’individualismo, la (peraltro legittima) rimozione (o comunque “riclassificazione”) della maternità fra le priorità di una donna (e della paternità in quelle di un uomo) non possono avere influenza su qualcosa di “grande e immorale per tutta l’eternità” (Nietzsche santo subito) come l’amore sessuale.

    E’ vero che per anni la moda ha leggermente stravolto il concetto di bellezza naturale (imponendo modelle anoressiche si è imposto un modello di donna che, allo stato di natura difficilmente sopravvivrebbe e probabilmente morirebbe di parto), ma questo non è un motivo oggi per sovvertirlo del tutto.

    Il “donna pietosa e di novella etade” con cui Dante si richiama alla bellezza femminile nella sua Vita Nova resta valido anche ai tempi di internet.

    Potrai indottrinare di femminismo (e riempire di sensi di colpa) i bambini a scuola, potrai distruggere la psiche e l’autostima dei ragazzi nel periodo più delicato della loro formazione (mostrando il loro sesso come storicamente dannoso e attualmente inutile, facendoli sentire più violenti e meno intelligenti delle ragazze, e facendoli disinteressare allo studio, come fa l’istruzione pubblica oramai in mano alle donne-femministe),
    potrai impedire agli uomini adulti di avere nella vita privata, attraverso il lavoro, tutto quanto in desiderabilità e potere contrattuale hanno le donne già da giovani per natura (come fanno le “azioni positive” che riservano alle donne quelle posizioni di prestigio e preminenza di cui necessiterebbero gli uomini per avere le stesse possibilità di scelta e la stessa forza contrattuale in quanto davvero conta innanzi alla natura, alla discendenza ed alla felicità individuale), potrai vietare a me e agli altri la possibilità di dire quelle verità contrarie alla vulgata femminista (come avete fatto con nel caso Strumia e come fanno quelle stesse università che poi scendono in piazza contro presunte violazioni di diritti umani e pluralismo in paesi sovrani non inquinati dal femminismo e dal genderismo), potrai imporre ovunque (alla tv, al cinema, sui social, al lavoro, in politica) la menzogna politicamente corretta femminil-femminista. Potrai vietarci la prostituzione (come nella femminista Svezia), il porno (come nella femministissima Islanda) e pure il “pensiero impuro” (come vorrebbero nelle facoltà americane di “Women’s study” dove si teorizza lo “stupro virtuale”). Potrai far condannare a un mese di carcere chi guarda le tette e a tre anni chi sfiora un sedere (come già avviene in Italia).

    Potrai anche avere, con soldi e potere, concessi sempre più dagli stati occidentali al sesso non più gentile uno, dieci, cento toyboy. Puoi, appunto, eleggere come miss non la più bella ma la più intelligente, la più “forte”, la più femminista. E puoi anche far sì che tutti i tuoi amici, colleghi e conoscenti siano costretti (per non perdere il posto o per non essere socialmente discriminati) a dire “è bene, è progresso”.

    NON potrai però mai far sì che un uomo sincero almeno nell’istinto preferisca questa 35enne “in gamba” ad una modella ventenne con le gambe chilometriche, con il sorriso angelicato, con le chiome “virginali” (come l’Ifigenia di Lucrezio), con il corpo etereo quasi pronto a librarsi nell’aria come una musica al vento. Manca, in questa milf “intelligente e consapevole”, la cosiddetta “innocenza della bellezza”, quella che Natura dà e Tempo toglie, quella, per intenderci, che va al di là del bene e del male, che (come nella storia del ritratto di Dorian Gray) le permetterebbe tutte le crudeltà senza abbruttirsi, e per cui ogni uomo fedele all’ideale di beltà sarebbe disposto dentro di sé pure a morire, cantando, con compar Turiddu: “E nun me mporta si ce muoru accisu…/E s’iddu muoru e vaju mparadisu/Si nun ce truovo a ttia, mancu ce trasu.”

    2) E’ antimaschile: dietro il sovvertimento dei canoni di bellezza (così come dietro l’esclusione degli uomini dalla giuria) vi è la solita smania femminista di voler colpevolizzare il desiderio naturale dell’uomo per il corpo della donna e l’amore per la beltà in generale.

    NON SOLUM il disio naturale dell’uomo per il corpo della donna ha la stessa naturalità di un fiore che sboccia (quei fiori che non si possono più offrire senza rischiare lo stalking), la stessa “voluptas cinetica” di una cascata che irrompe e di un cielo di stelle che, come direbbe l’autore del “de rerum natura”, “scorrono”, la stessa spontaneità (quella che il femminismo dei college americani vuole uccidere con le “autorizzazioni da richiedere” prima di un corteggiamento) dell’avvento della primavera, di una fiera che segua la femmina chi sa dove, o del riflesso là sull’onda lucente del mare notturno di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna,

    SED ETIAM possiede nella sua stessa forza cupida di sé il seme da cui germoglia la vita dell’arte: Tutto quello che di bello e di sublime esiste al mondo, quei sogni soavi, quelle incantate parvenze, quelle gioie dell’anima che condensate in immagini il volgo chiama poesia, quelle felicità pure e intellettuali che suscitano l’ebbrezza inesausta dei sensi e delle idee, tutto ciò che, ultimativamente, si staglia dai gesti banali della quotidianità per elevarsi all’eterno, all’azione eroica e superba, alla sfera dell’ideale, del perfetto e dell’imperituro è stato plasmato dalla mente di uomini illustri ispirati da splendide donne, la cui visione eternamente emana divina bellezza e Meraviglia.

    Per questo chi mostra di ammirare la bellezza in una dama non può essere criticato mai.

    Che c’è di sbagliato nel rendere palese che si stanno ammirandole fattezze di una bella donna, con quello stesso sguardo con cui il giovane Dante seguiva Beatrice mentre “Ella sen va, sentendosi laudare,/ benignamente d’umiltà vestuta,/ e par che sia una cosa venuta/ da cielo in terra a miracol mostrare”, con quello stesso trasporto che fece dire a Guido “Chi è questa che ven, ch’ogn’om la mira,/ che fa tremar di chiaritate l’are/ e mena seco Amor, sì che parlare/ null’omo pote ma ciascun sospira”, con quello stesso stupore che fu di Giulo quando, secondo quel capolavoro di armonia soave e di grazia tutta quattrocentesca costituito dalle “Stanze” del Poliziano, si trova all’improvviso innanzi la bella Simonetta (“Né so già io sia tanto mio merto/ Qual dal ciel grazia, qual sì amica stella,/ Ch’io degno sia veder cosa sì bella”)
    Che c’è di male infatti se Ella legge negli occhi il desiderio, lo stesso desiderio che portò Ovidio, Catullo e Properzio a comporre esametri immortali, lo stesso desiderio che spinse alle gesta epiche i paladini dell’Orlando Furioso, eternati nella perfezione dell’ottava ariostesca, lo stesso desiderio che riempì di languore le Rime del Tasso (“Tacciono i boschi e i fiumi,/ e ‘l mar senza onda giace,/ ne le speloche i venti han tregua e pace, / e ne la notte bruna / alto silenzio fa la bianca luna: / e noi tegnamo ascose / le dolcezze amorose: / amor non parli o spiri, / sien muti i baci e muti i miei sospiri?”)
    Si osa dunque oggi chiamare retrogrado, chiuso o addirittura deviato e maniaco chi fa palpitare in sé lo stesso desiderio dei creatori delle opere immortali? O tempora, o mores, o deos!

  4. E se fosse stato un ipotetico “Miss” di 38-40 anni, magari con un poco di pancetta ma con una bella personalità e carattere, votato da una giuria di soli uomini bé , non penso che non ci sarebbero state polemiche…

    Se è giusto attaccare la mercificazione del corpo femminile, ed è giusto nei limiti, è comunque giusto criticare pure la mercificazione e la stadardizzazione del corpo maschile e ciò proprio per creare un cambiamento

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