Roma, 16 ott – La Svezia viene spesso portata a esempio di politiche di accoglienza verso rifugiati e immigrati, ma il prossimo governo vuole cambiare radicalmente le cose.

In Svezia nasce il nuovo governo

Si delineano sempre di più i contorni del nuovo esecutivo che guiderà la Svezia nei prossimi anni. La coalizione di centrodestra sarà formata da Moderati, Cristiano Democratici e Liberali. Ad essi si aggiunge il sostegno ufficiale dei Democratici Svedesi, i quali non parteciperanno formalmente al governo ma si limiteranno ad un appoggio esterno. Nella pratica godranno di un ampio margine di potere e di un’influenza rilevante, grazie via dei numeri in Parlamento su cui possono contare a seguito del boom alle scorse elezioni politiche. La conferma viene anche dal futuro premier, Ulf Kristersson: “I Moderati, i Cristiano Democratici e i Liberali costruiranno un esecutivo e coopereranno con i Democratici Svedesi in Parlamento. Il cambiamento non è solo necessario, il cambiamento è anche possibile e noi quattro partiti insieme possiamo offrire quel cambiamento”.

Il cambio di rotta sull’immigrazione

Secondo il patto di governo siglato presso il castello di Tidö dai membri della coalizione, il nuovo esecutivo avrà come obbiettivi tagliare le tasse, avviare il processo per la costruzione di nuove centrali nucleari, dare più poteri alla polizia, e inasprire le regole sull’immigrazione. Una svolta, quest’ultima, di particolare rilievo per il peso delle politiche open borders portate invece avanti dalla sinistra in tutti questi anni. Tra i punti programmatici c’è quello di ridurre le quote di rifugiati all’anno da 5000 a 900. Verrà tagliato i budget degli aiuti internazionali dall’1% del Pil allo 0,85%. I richiedenti asilo potranno presentarsi e presentare domanda, ma rimanendo solo temporaneamente nel Paese. Le autorità regionali potranno lanciare campagne per incoraggiare i migranti a tornare a casa volontariamente. Il ricongiungimento familiare sarà possibile solamente dopo due anni di residenza permanente. Chiunque voglia rimanere in Svezia più a lungo dovrà “assumersi la responsabilità di diventare parte della società svedese”. Insomma anche la tollerante Svezia si risveglia dal sogno – o è meglio dire incubo? – multiculturale.

Michele Iozzino

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1 commento

  1. Venite qualche giorno da noi e fateci vedere come si fa; per ora il vecchio (Vecchia) ministro dell’interno se ne è fregato.

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