Su-24
Vista in trasparenza del Su-24 con il suo carico bellico

Roma, 25 nov – La tragica vicenda dell’abbattimento del jet russo da parte della Turchia è in questo momento forse il punto di crisi più alto raggiunto nei rapporti tra Nato e Russia. L’azione, che da parte turca viene minimizzata e definita come un atto dovuto in difesa della sovranità territoriale, è stata addirittura giustificata dal presidente americano Obama.

L’“incidente”  ha lanciato moltissimi interrogativi sopratutto legati al vero momento dell’attacco sul vettore russo. Sembra infatti che l’aereo, in quel momento impegnato in una azione di contrasto al terrorismo, sia stato colpito mentre già aveva lasciato la piccola striscia di territorio turco “invasa” pochi secondi prima.


Le autorità di Ankara in queste ore hanno affermato che alcuni pezzi del velivolo sarebbero caduti in territorio turco, ma rimane il fatto che invece il corpo principale del mezzo, il pilota ucciso e barbaramente vilipeso e infine il suo collega salvato dalle squadre speciali russe siano stati tutti ritrovati in suolo siriano.

Con la pubblicazione dei tracciati radar possiamo provare a delineare una ricostruzione abbastanza efficace di quanto avvenuto, abbiamo chiesto aiuto all’esperto di tecnologia radar Luigi Di Stefano, già perito di parte civile nel processo sull’abbattimento del DC9 Itavia ad Ustica e creatore del dossier che per primo ha dimostrato le enormi incongruenze tecniche e procedurali nella vicenda Marò.

Di Stefano con le mappature radar quali considerazioni riusciamo a fare sulla vicenda?Schermata 11-2457351 alle 15.10.02

Se i tracciati radar che circolano in rete sono giusti, è possibile fare alcune considerazioni a caldo sull’abbattimento del cacciabombardiere russo Sukhoi 24 da parte della difesa aerea turca. L’aereo russo ha attraversato lo spazio aereo turco su una sorta di “appendice” turca verso la Siria, come mostra la cartina, per soli 2,7 km. Che a circa 800 km/h fanno un tempo di sorvolo di soli 12 secondi.

Appare quindi assai discutibile che i caccia turchi abbiano ripetuto la richiesta di uscire dallo spazio aereo turco per una decina di volte prima di sparare, come invece dichiarato dalle autorità turche, perché vorrebbe dire aver inviato una richiesta al secondo.

E comunque, in ogni caso, le procedure di intercettazione in tempo di pace non prevedono l’abbattimento, ma nel caso in esame i caccia della difesa avrebbero dovuto raggiungere l’intruso e lo avrebbero dovuto costringere all’atterraggio ponendosi uno davanti e uno in coda all’aereo intercettato. Se così non fosse avremmo continuamente in tutto il mondo abbattimenti di aerei che si sono persi, hanno sbagliato rotta o hanno avarie alla radio.

C’è poi l’evidenza che l’aereo russo, che procedeva verso Ovest e quindi non era diretto verso la Turchia e non ne rappresentava una minaccia, è precipitato circa 4 km dentro i confini Siriani. Schermata 11-2457351 alle 15.10.18

Se consideriamo la velocità del missile in circa 700 mt/sec (tipico lo AIM9L Sidewinder che arma gli F16 turchi), che insegue l’aereo russo che viaggia a circa 200 mt/sec, e quindi un tempo di volo del missile su territorio siriano di 8 secondi circa (rispetto ai 12 secondi totali che è durato lo sconfinamento) possiamo ipotizzare che lo F16 turco ha sparato quando il Sukhoi 24 russo era praticamente già uscito dal cielo turco, e il missile lo ha raggiunto quando era già nel cielo siriano, confermando le dichiarazioni di Putin.

Appare anche stravagante, oltre ai dieci avvisi fatti dai turchi in soli 12 secondi, la dichiarazione che l’ordine di sparare sia venuto dal presidente Erdogan o dal Ministro della Difesa turco: in 12 secondi non c’è il tempo di fare niente di “verbale” e tanto meno attivare una catena di comando che dal Jet turco arriva al Primo Ministro.

E’ più logico pensare che si sia trattato di una sorta di “agguato“: magari sapendo che i caccia russi sorvolavano abitualmente l’ “appendice turca” in territorio siriano si sia deciso di abbattere il primo che fosse venuto a tiro proprio per creare lo stato di crisi fra NATO e Russia.Usa Turchia

Altrimenti dovremmo pensare che in 12 secondi si sia chiamato dieci volte il caccia russo, che si sia telefonato a Erdogan, spiegata la situazione, ricevuto l’ordine di sparare, richiamato alla radio il caccia turco e comunicato “spara“.

E’ chiaro che le cose devono per forza essere andate diversamente.

Alberto Palladino

Luigi Di Stefano

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

13 Commenti

  1. Questa spiegazione semplice e chiara non la sentiremo mai nei Tg del “servizio pubblico” e neanche la leggeremo mai nei quotidiani più conosciuti ovvero la maggioranza sarà informata come da programma colonico

  2. Tempo fa lessi su media russi che la Turchia aveva modificato Il confine con la Siria.
    Infatti quell’apendice sulle carte geografiche nemmeno esiste.
    Hanno quindi ragione i russi a dire di non essere entrati nel territorio turco.

  3. Oltre a quanto espresso dal competente Luigi Di Stefano, aggiungerei che anche il punto di atterraggio dei due piloti, lanciatisi col paracadute, fa propendere per un illecito attacco dell’aviazione turca. E’, infatti impossibile percorrere circa dodici chilometri con il tipo di paracadute di salvataggio in dotazione ai piloti. Il paracadute in questione non è altamente direzionale ne ha la funzione di veleggio. Resta dunque impossibile percorrere quella distanza anche sotto l’influenza di forti venti.

  4. Erdogan : 17 secondi per cambiare la storia d’Europa.

    Da tempo gli aerei sovietici sconfinavano sul territorio Turco.
    Tanto per consumare meno carburante, tanto per fare prima a tornare a casa, tanto per ridurre il rischio d’essere colpiti dall’ISIS.
    Tutti lo hanno sempre saputo..
    Un sorvolo in linea retta di ben pochi chilometri di una piccola appendice di territorio turco in Siria.
    Erdogan incluso che già il mese scorso aveva fatto la sue rimostranze a Putin.

    Poi, dieci giorni fa, i Turchi abbattano un drone russo..
    Un drone guardone e spione che magari andava a curiosare le basi USA della NATO che Obama, negoziando con Erdogan la scorsa estate, ora puo’ utilizzare per combattere l’ISIS.

    E’ ovvio che Erdogan non é affatto contento che le sue notorie attività illegali di antica data, quelle con l’IRAN, ora vadano a terminare assieme all’embargo.
    Dopotutto il pedaggio turco era valutato pari al 10% del volume di affari degli scambi illegali:
    un bell’introito per banche e mafiosi turchi.

    Con una “grande coalizione” ecco che ora la sua tecnica banditesca di far ammazzare i Kurdi anche dall’ISIS non regge più.
    Non solo.
    Con una Siria totalmente Putinizzata ecco che i Kurdi potranno avere la loro ricompensa: territori , indipendenza, libertà.
    Tutti fattori insostenibili per Erdogan.

    E’ ovvio che l’arrivo delle truppe di terra russe, dei carri armati, e dell’incrociatore oggi in navigazione, vada a fermare le notorie manfrine di Erdogan il furbacchione che gli affari non disdegna mai di farli con tutti, sia con gli amici che con i nemici.

    Ma una “grande coalizione” per Erdogan é pure l’inizio della fine di un sogno di egemonia in Siria.

    Ed ecco l’imboscata fra le nuvole..

    E’ ovvio che il SU-24 se ne stava tornando a casa sua per la via più breve, e che non stava minimamente attaccando la Turchia.

    E che non stava affatto attaccando la Turchia lo sanno tutti, da Obama per primo, alla stessa Nato che ha assistito alla realizzazione dell’attacco, rendendosi complice delle azioni di un criminale.
    Imboscata tanto più barbara ed idiota in quanto realizzata da chi, ancora la scorsa settimana al G 20, si dichiarava alleato nella lotta al terrorismo e nemico dell’ISIS.
    Erdogan si é pure confermato un barbaro traditore, il vigliacco che colpisce di sorpresa, l’amico che, appunto, ti pugnala alle spalle.

    E’ ovvio che un paio di F 16 lo stavano aspettando da qualche minuto, già in volo, pronti al combattimento.

    E’ ovvio che Erdogan ha fatto scattare la sua trappola nella speranza che un adirato ed irruente Putin ci caschi.

    Cosa che non avverrà, perché Putin é stato fin troppo ben addestrato ed é troppo ben consigliato.

    Il 27 Novembre, fra un paio di giorni, dopo la stretta di mano con François Gérard Georges Nicolas Hollande , inizierà a vedersi la strategia di Putin, e quella di Hollande…

    Questi diciassette secondi cambieranno la nostra storia, la storia dell’Europa. topbtw.com

  5. La verità secondo me va cercata nelle motivazioni. Il caccia russo non stava andando a bombardare l’isis (che è da tutta un’altra parte) ma i ribelli filo turchi (appoggiati e supportati da Ankara) che combattono contro Assad. I turchi non possono dire di averlo abbattuto perché bombardava i loro amici e putin non può dire che andava da quelle parti a bombardare i nemici di assad.

  6. Comunque in tempo di pace un aereo che viaggia a 800-900 Km e vola a bassa quota è definito Pop Up quindi FOE (nemico) per cui da abbattere immediatamente.

  7. Comunque in tempo di pace un aereo che viaggia a 800-900 Km e vola a bassa quota è definito Pop Up quindi FOE (nemico) per cui da abbattere immediatamente.
    Dai tracciati a che quota viaggiava?

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