Roma, 12 dic – “Se in Siria è ancora possibile fare i presepi, se ancora è possibile difendere la comunità cristiana, è anche grazie a un fronte nel quale ci sono il governo di Assad, la Russia, l’Iran e le milizie libanesi di Hezbollah”. Giorgia Meloni ha replicato così alle dichiarazioni di Matteo Salvini, aggiungendo che quando si tratta di questioni internazionali “le semplificazioni non aiutano”. D’altronde non servono folgorazioni sulla via di Damasco per comprendere che in Siria chi da anni combatte il terrorismo non può essere definito un terrorista.
Non serve neppure una conoscenza approfondita della geopolitica e delle relazioni internazionali per evitare a un ministro dell’Interno di sparare baggianate relative alla politica estera e agli interessi italiani in Medio Oriente, e in particolar modo in Libano (dove sono presenti oltre mille soldati italiani e dove dagli anni ottanta il nostro esercito è riconosciuto unanimente come unico agente capace di tenere uno dei fronti più caldi). Eppure questa volta, purtroppo, Matteo Salvini è riuscito con una sola cinguettata su Twitter a prendere lucciole per lanterne: “Chi vuole la pace, sostiene il diritto all’esistenza ed alla sicurezza di Israele. Sono appena stato ai confini nord col Libano, dove i terroristi islamici di Hezbollah scavano tunnel e armano missili per attaccare il baluardo della democrazia in questa regione”.
Se ne è uscito così il vicepremier italiano in diretta da Istraele, suscitando comprensibile imbarazzo anche negli ambienti della Difesa. “Non vogliamo alzare nessuna polemica ma tali dichiarazioni mettono in evidente difficoltà i nostri uomini impegnati proprio a Sud nella missione Unifil, lungo la blue line. Questo perché il nostro ruolo super partes, vicini a Israele e al popolo libanese, è sempre stato riconosciuto nell’area”, fanno sapere i suddetti ambienti secondo quanto riportato dall’Ansa.
Eugenio Palazzini
 

3 Commenti

  1. a me va bene tutto ed il contrario di tutto,tranne che passi il concetto che un politico non possa esprimere qualche idea “altrimenti i nostri Soldati rischiano” visto che fa parte del loro lavoro e della loro missione;
    credo ancora in un Esercito di GUERRIERI e non di tagliascoregge stile ONG come magari gli ultimi due ministri della Difesa tanto vorrebbero,altrimenti molto meglio pagare direttamente i contractors della ex Blackwater.

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