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Buenos Aires, 28 ott – Sono bastati quattro anni all’Argentina per bocciare l’esperimento neoliberista. Un quadriennio fatto di “buon senso, riforme e prudenza”, come scriveva tronfio Federico Fubini sul Corriere della Sera parlando del governo Macri. Tanto buon senso, tante riforme e tanta prudenza da dover infine rivolgersi in ginocchio al Fondo monetario internazionale mentre il Paese, stretto tra misure di austerità ed aggancio ad una valuta straniera (l’onnipresente dollaro), virava verso l’ennesimo default della sua storia.

Il fallimento del neoliberismo di Macri

I numeri parlano chiaro: sono stati quattro anni letteralmente persi, mentre Buenos Aires rimane ancora pericolosamente vicina al tracollo economico. Succede quando, accanto ad una crescita a zero (per non dire sottozero) si aggiunge il debito pubblico emesso in una moneta che non controlli – ci ricorda qualcosa?

I risultati non potevano che seguire di conseguenza. La disoccupazione è quasi raddoppiata, così come il debito nonostante la stretta sulla stretta sulla spesa pubblica, la produzione industriale è in territorio negativo da inizio 2018 mentre più del 30% degli argentini vivono sotto la soglia di povertà.

L’Argentina torna peronista

Il redde rationem, che si preparava dalle “primarie” dello scorso agosto, è arrivato nella giornata di ieri. Al termine di una durissima campagna, nel corso della quale si è visto veramente di tutto, Alberto Fernandez, esponente della coalizione “Frente de Todos” che al suo interno raccoglie la maggior parte degli eredi del peronismo (Partito Giustizialista in testa), ha trionfato raccogliendo il 48% dei consensi. 1,7 milioni di voti in più rispetto al presidente uscente, fermo al 40%: avendo in vincitore superato la soglia del 45%, non servirà dunque il ballottaggio.

I peronisti, nella variante “kirchnerista” (Cristina Fernandez de Kirchner sarà vicepresidente) tornano così dopo quattro anni alla Casa Rosada. Una vittoria che “porta tranquillità a tutti gli argentini, perché qui l’unica cosa importante è il futuro e il benessere degli argentini”, ha spiegato Fernandez mentre veniva portato in trionfo dai suoi militanti.

L’affermazione dell’alleanza non è solo a livello nazionale. Il “Frente de Todos” trionfa anche nelle contemporanee elezioni provinciali, fra qui quella – la più importante: totalizza da sola un terzo degli abitanti dell’Argentina – della provincia di Buneos Aires, che torna peronista con la vittoria di Axel Kicillof, economista keynesiano che nel 2012 fu protagonista, come membro dell’esecutivo Kirchner, della nazionalizzazione del settore petrolifero.

Filippo Burla

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