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Roma, 17 giu – Dove non arrivano con le armi, gli Stati Uniti provano ad arrivare con le sanzioni. Un vecchio metodo consunto eppure riproposto a ogni piè sospinto, tra una minaccia buttata là e fantomatiche armi chimiche tirate fuori tanto per condire la solita minestra. La storia dovrebbe insegnare a Washington che il “bloqueo” non paga quasi mai e anzi spesso finisce per rafforzare il nemico che si vuol combattere. Decenni di castrismo stanno lì a testimoniarlo, ma tant’è, neppure la recente crisi sociale interna ha fatto recedere il governo americano dal promulgare nuove sanzioni alla Siria. Oggi è così entrato in vigore il Caesar Syria Protection Act, più stringatamente chiamato Caesar Act. L’obiettivo chiaro, dichiarazioni di facciata a parte, è soltanto uno: far cadere Assad, dando il colpo di grazia all’economia siriana già provata da anni di guerra e alle prese con un lungo processo di ricostruzione.

Mettere in ginocchio un popolo

L’atto in questione è stato promosso direttamente dall’amministrazione di Donald Trump che ha deciso di aggiungere nuove sanzioni a quelle già in vigore. Si tratta di pesanti penalizzazioni nei confronti in particolare di società che hanno fatto o tenteranno di fare affari in Siria. Ma è indubbio che ad essere colpita sarà soprattutto la popolazione siriana, impoverita e vergognosamente umiliata (in barba ai diritti umani) anche dall’embargo Ue che dura dal 9 maggio 2011 con la Decisione 2011/273/PESC. L’impatto del Caesar Act, in parte, c’è però già stato. Dall’inizio di aprile, dunque ben prima della sua entrata in vigore ufficiale, ha colpito la lira siriana che ha perso più del 70% del proprio valore. Negli ultimi giorni il tasso di cambio è passato da 2.300 lire per un dollaro a circa 5mila lire.

Svalutazione della moneta e impennata dei prezzi che inevitabilmente colpiscono i cittadini siriani. Un grave danno che si aggiunge alle misure restrittive emanate dall’Ue: embargo sulle importazioni di petrolio, restrizioni su diversi investimenti, congelamento dei beni della banca centrale siriana detenuti nell’Unione europea e restrizioni all’esportazione di varie attrezzature e tecnologie. Il Caesar Act, come fatto notare da Vassily Nebenzia, rappresentante della Russia presso le Nazioni Uniti, rischia dunque di deteriorare ulteriormente le condizioni socio-economiche del popolo siriano. Un popolo che ha combattuto strenuamente, e continua a combattere, il terrorismo. Ma chi si vede assestare questi colpi vigliacchi alle spalle.

Eugenio Palazzini

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