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Roma, 17 giu – Il nuovo procuratore di Perugia è Raffaele Cantone, l’ex presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. Passerà a lui quindi l’inchiesta su Luca Palamara sul mercato delle toghe che ha scatenato un terremoto nel Consiglio superiore della magistratura e nell’Associazione nazionale dei magistrati. Non a caso infatti oggi il Csm si è spaccato sulla nomina di Cantone. L’ex presidente dell’Anticorruzione è passato con solo 12 voti a favore, mentre 8 sono andati a Luca Masini, procuratore aggiunto a Salerno. A favore di Cantone hanno votato le toghe rosse di Area e i laici di tutto lo schieramento politico, fatto che non era ancora mai capitato in questo Csm. Il candidato di minoranza, invece, è stato votato dai togati di Autonomia e Indipendenza di Piercamillo Davigo e di Magistratura Indipendente (ex corrente di Davigo). Si sono invece astenuti i togati di Unità per la Costituzione, che è la corrente di Palamara. Va detto che con la riforma del Csm del ministro grillino Bonafede la nomina di Cantone sarebbe stata impossibile. Infatti una norma vieta a chi è stato fuori ruolo di candidarsi a incarichi direttivi per 2 anni.

Al centro dello scontro nel Csm l’inchiesta di Perugia 

Al centro della spaccatura in Csm c’è proprio l’inchiesta di Perugia su Palamara e lo scandalo delle nomine ai vertici delle procure (e più in generale i rapporti tra toghe politicizzate ed esponenti del Pd), a cominciare dalle chat e delle intercettazioni in cui l’ex presidente dell’Anm parlava anche con il dem Luca Lotti. A tirare in ballo l’inchiesta è stato il presidente della commissione Direttivi Mario Suriano, (Area), relatore della proposta su Cantone: “Non si può dubitare della indipendenza di Cantone. Dalle chat – ha detto riferendosi a quelle emerse nell’inchiesta – vediamo che Cantone non doveva andare a Perugia secondo persone vicine al presidente del Consiglio che lo nominò all’Anac”. Pronta la replica di Davigo, relatore della proposta a favore del candidato di minoranza: “Di Masini nelle chat non si parla proprio e questo è ancora meglio”.

Di Matteo: “Cantone ha avuto incarico di natura politica, inopportuno indaghi su Palamara-Lotti”

Ma l’indipendente Nino Di Matteo ha ribaltato le posizioni di Suriano affermando che “Cantone ha ricoperto un incarico prestigioso di natura politica“, visto che la nomina di presidente dell’Anac “muove da una delibera del Consiglio dei ministri”. “E’ per questo  – fa presente Di Matteo – che non è opportuno che Cantone vada a dirigere proprio quella Procura competente sui magistrati in servizio a Roma e su ipotesi di reato che possono riguardare a vario titolo politici o ambienti di potere romano inevitabilmente vicini e connessi a quella stessa compagine politica che fu decisiva nella nomina di Cantone“, ha detto Di Matteo specificando di riferirsi proprio alla “vicenda Palamara-Lotti“. Insomma, secondo il presidente dell’Anm di Palermo, la nomina di Cantone non è proprio sinonimo di imparzialità per la delicata inchiesta che coinvolge Palamara. In tal senso è indicativo che tutti i membri eletti dalla politica abbiano votato in modo bipartisan per Cantone.

Insomma, forse oltre alle toghe che potrebbero risultare coinvolte nell’indagine di Perugia, ci sono anche i politici dell’area dem che preferiscono che non venga fuori altro. In tal senso la nomina di Cantone (già nella task force del governo Letta e poi nominato all’Anticorruzione dal governo Renzi) potrebbe non essere un buon segno.

Adolfo Spezzaferro