New York, 21 ott – Incredibile ma vero: l’Onu ha problemi ad arrivare a fine mese. La situazione finanzaria vira così tanto verso il rosso che il segretario generale Antonio Guterres si è visto costretto a ricorrere all’austerity.

Secondo Business Insider, la cagione di tutta questa passività è da ravvedersi nei ritardi nei versamenti dei contributi da parte di 64 paesi membri delle Nazioni Unite. La prospettiva è così cupa che persino gli stipendi dei dipendenti, relativi a novembre, sono in forse. Guterres è corso ai ripari, ordinando restrizioni economiche che entreranno  in vigore dall’inizio della settimana.

Guterres ha chiesto ai dipendenti Onu di limitare i viaggi di lavoro solo a quelli veramente essenziali. Nuove assunzioni sono fuori discorso, e gli acquisti sono bloccati – di qualsiasi genere. Persino l’aria condizionata, nel munifico Palazzo di Vetro, è stata razionata: sarà in funzione solo dalle 8 alle 18. Persino l’uso di ascensori e scale mobili non essenziali verrà limitato.

Insomma alle ore 18  Guterres ha fatto scattare il coprifuoco dell’austerity all’Onu: tutti i ricevimenti e gli eventi serali dopo tale orario sono da ritenersi cancellati. Secondo il segretario generale dell’Onu vi sarebbe in atto una “grave crisi finanziaria”, forse la peggiore crisi di liquidità delle Nazioni Unite in oltre un decennio.

Ha dichiarato inoltre Guterres: “Il nostro lavoro e le nostre riforme sono a rischio”. Addirittura l’Assemblea Generale di settembre è stata organizzata solo grazie al risparmio dovuto ad altri tagli fatti dall’inizio dell’anno.

Il sottosegretario generale responsabile della strategia di gestione dell’Onu Catherine Pollard ha reso noto come l’Onu “dipende dal fatto che gli stati membri rispettino gli obblighi di contribuzione economica in modo puntuale” per il budget ordinario. Il bilancio di spesa previsto per il prossimo anno, si aggira sui 2,87 miliardi di dollari; il totale dei soldi ancora “dovuti” per il 2019 invece è di 1,3 miliardi. Alla fine del mese scorso, solo il 70% del contributo totale era stato stanziato, rispetto al 78% dello stesso periodo del 2018. Stati Uniti, Brasile, Argentina, Messico, Iran, Israele e Venezuela sono responsabili al 97% del budget non versato.

Il portavoce Stephane Dujarric ammonisce: “L’Organizzazione corre il rischio di esaurire le proprie riserve di liquidità entro la fine del mese e di non poter pagare personale e fornitori”. Gli Stati Uniti sono il più grande singolo donatore dell’Onu, contribuendo al 22% del budget ordinario e al 28% del bilancio per le operazioni di mantenimento della pace. Per l’anno in corso, gli Usa devono ancora versare 674 milioni di dollari. Il debito degli anni precedenti si aggira intorno ai 381 milioni. Washington “verserà la maggioranza dei 674 milioni di dollari in autunno, come è avvenuto negli anni passati” dichiara alla stampa il funzionario della missione americana al Palazzo di Vetro. Ma Donald Trump, su Twitter, taglia corto: “Fate pagare tutti i paesi membri, non solo gli Usa”. 

Ilaria Paoletti

 

1 commento

  1. Associazione più dannosa che inutile , chiudesse NON piangeremmo ….. prima sbaraccano
    e meglio è per NOI , gli ALTRI si fottano !
    Basti dire che ci lavorava la DANNOSA Sboldra ……

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