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Roma, 24 set – Donald Trump non è l’unico leader di una grande potenza ad essere stato candidato al Premio Nobel per la Pace 2021. Dalla Russia con “amore” giunge la notizia che anche Vladimir Putin potrebbe correre per aggiudicarsi l’ambita onorificenza di valore mondiale. C’è però una differenza tra le due nomine, perché quella del presidente degli Stati Uniti è stata presentata da un politico: il parlamentare norvegese e presidente dell’Assemblea parlamentare della Nato, Christian Tybring-Gjedde. Mentre quella di Putin salta fuori da un’iniziativa di uno scrittore: il russo Sergey Komkov, presidente della Fondazione pan-russa per l’Istruzione, nonché membro dell’Accademia Internazionale delle Scienze di San Marino e dell’Accademia Europea d’Informatizzazione.

“Quella di oggi è in realtà la mia quarta nomina per il Premio Nobel per la Pace. È stata inviata il 9 settembre scorso e il 10 settembre la documentazione è stata ricevuta dal Comitato del Nobel per la Pace di Oslo, nella sede del Comitato Nobel”. E’ quanto avrebbe dichiarato Komkov durante una conferenza stampa citata da Sputnik. In pratica spetta adesso al comitato per il Nobel prendere in considerazione la candidatura di Putin.

Una candidatura “misteriosa”

Sorge però spontanea una domanda: il leader del Cremlino ha accettato la nomina? O per meglio dire, è d’accordo con l’iniziativa presa da questo scrittore? Non è chiaro, ma stando a quanto dichiarato dal portavoce del presidente russo, Dmitry Peskov, poco importa. Anzi, “se verrà presa una decisione positiva, va benissimo, se non verrà presa non è una tragedia. È difficile dire altro qui”, ha scritto Peskov in una nota ufficiale. “Sapete che per questo premio vengono nominate le più disparate persone e questa è un’iniziativa di coloro che hanno presentato la candidatura. In questo caso, dal suddetto scrittore”, ha poi commentato stringatamente il portavoce di Putin.

Insomma, con tutta probabilità non si tratta di un’idea del Cremlino per contrastare simbolicamente la candidatura di Trump. Allo stesso tempo però la Russia sta al gioco, consapevole come sono consapevoli gli Stati Uniti che in realtà è del tutto improbabile che a uno dei due leader venga sul serio assegnato il prestigioso premio.

Eugenio Palazzini

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