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Raqqa, 24 ott – Dopo la liberazione dall’Isis Raqqa è una città fantasma. L’hanno liberata i guerriglieri curdi delle Syrian democratic forces, sostenuti da Washington. Ma dietro alla liberazione supportata dalla coalizione a guida americana, pare ci sia un piano ben preciso. A lanciare l’accusa sono i russi, i quali affermano che gli Stati Uniti vogliono trasformare Raqqa nella capitale della Siria non controllata da Assad.



A dimostrazione di questo ci sarebbe la fretta con cui gli Stati Uniti hanno annunciato di voler ricostruire la città, ridotta a un cumulo di macerie. Perché la Raqqa di prima della guerra non esiste più. In piedi non c’è rimasto quasi più nulla. Le case sono sventrate, i palazzi rasi al suolo, le moschee sono un ammass di detriti. La geografia della città completamente stravolta da tre anni di feroci combattimenti e da violenze imposte dai fedelissimi del Califfo, che qui avevano proclamato la loro capitale siriana. Delle 300 mila persone che abitavano Raqqa ne sono rimaste a stento 25mila.

Per dare un’idea di quello che è oggi Raqqa sono ancora una volta i russi a fornire una definizione: come Dresda nel 1945. Da Mosca, infatti, il membro del comitato della Duma di Stato russa per gli affari esteri Adalbi Shkhagoshev, ha dichiarato che gli ultimi raid della coalizione, avvenuti a liberazione quasi ultimata, ricordano i bombardamenti punitivi e la tempesta di fuoco della Seconda Guerra Mondiale che si è abbattuta su Dresda. Shkhagoshev rincara la dose e parla di barbarie politico-militare, e affermando che la pioggia di aiuti economici alla ricostruzione che si riverserà su Raqqa servirà anche a nascondere al mondo i segni di questa barbarie.

Ma secondo un collega di Shkhagoshev, Igor Konashenkov che ha il ruolo di rappresentante ufficiale del ministero della Difesa russo, “Ripristinare la vita pacifica nella città è solo una giustificazione plausibile”, e che la decisione dei Paesi occidentali di stanziare così rapidamente i fondi per la ricostruzione desta un certo sospetto e preoccupazione. La vera sfida, ora che a Raqqa non c’è più l’Isis, è capire chi si contenderà quella porzione di Siria.

Anna Pedri

 



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1 commento

  1. ….molto semplice..Il possesso spetterà al più forte e scaltro…Un piccolo appunto che mi ha un po incuriosito..: ma Putin non si rendeva conto di questa possibile ”svolta”? Non credo che sia cosi ingenuo da pensare che gli USA , una volta ”liberata” la città, si sarebbero ritirati lasciando, gentilmente, il posto….

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