Roma, 11 ott – Tutti pazzi per il clima! Incredibile ma vero, negli ultimi mesi la Nuova Zelanda ha proposto di tassare i gas serra prodotti dagli animali da allevamento, nel tentativo di affrontare il cambiamento climatico. Nel mirino degli esperti climatologi in prestito alla politica neozelandese, o viceversa, vi sono niente popo di meno che: rutti, peti e urina delle povere mucche. Questa proposta, che è la prima al mondo – ma speriamo anche l’ultima – vedrà gli agricoltori pagare le tasse sulle emissioni agricole entro il 2025, calcolando che l’industria agricola, in Nuova Zelanda rappresenta circa la metà delle emissioni complessive. Nel 2019 il metano nell’atmosfera ha raggiunto livelli record, superando di circa due volte e mezzo quello che si aveva nell’era preindustriale.

La Nuova Zelanda tassa i rutti e le scoregge delle mucche

Dal canto loro, però, gli agricoltori si sono letteralmente imbufaliti – paragone quanto mai azzeccato – criticando aspramente l’inconsueta proposta avanzata dal governo. Correndo ai ripari dopo le proteste dei contadini, il primo ministro Jacinda Ardern ha poi affermato che il denaro raccolto dalla tassazione sarà reinvestito nel settore per finanziare nuove tecnologie, ricerca e incentivi per gli agricoltori. “Gli agricoltori della Nuova Zelanda sono destinati a essere i primi al mondo a ridurre le emissioni agricole, posizionando il nostro più grande mercato di esportazione per il vantaggio competitivo che porta in un mondo sempre più perspicace sulla provenienza del cibo”, ha detto ai giornalisti mentre annunciava le proposte in una fattoria a Wairarapa.

Agricoltori imbufaliti: “chiuderemo o venderemo le attività”

Il quantitativo economico della strana tassa non è stato ancora deciso, ma il governo della Nuova Zelanda afferma che gli agricoltori dovrebbero essere in grado di compensare il costo del prelievo, facendo pagare di più per i prodotti rispettosi del clima. Gran parte degli agricoltori, però, hanno condannato la proposta sostenendo che una simile imposizione potrebbe spingere molti di loro a vendere o chiudere l’attività. Il presidente nazionale di Federated Farmers, Andrew Hoggard, ha affermato che il piano “strapperà le viscere delle piccole città della Nuova Zelanda”, portando le fattorie a far posto agli alberi. Secondo Hoggard, gli agricoltori ora venderanno le loro terre “così in fretta che non si sentiranno nemmeno i cani abbaiare sul retro dei pick-up mentre se ne vanno”. Alcuni agricoltori contrari alla discutibile proposta, infine, hanno affermato anche che questa potrebbe aumentare ulteriormente le emissioni se, la produzione alimentare, dovesse trasferirsi in paesi con metodi di coltivazione meno efficienti.

Andrea Bonazza

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