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Roma, 13 giugno – Saranno sicuramente contenti i mariti e i fidanzati delle attiviste MeToo più oltranziste negli Stati Uniti, dopo l’ultima proposta dell’attrice e sostenitrice del movimento Alyssa Milano. Per contestare la nuova legge sull’aborto entrata in vigore in Georgia, che vieta l’aborto non appena è auscultabile il battito del cuore del feto (dopo circa sei settimane), la Milano ha proposto lo sciopero del sesso. Cintura di castità e lucchetti alla stanza da letto quindi: “I nostri diritti riproduttivi sono stati cancellati. Finché le donne non avranno il controllo sui loro corpi non possiamo rischiare la gravidanza. Unitevi a me e non fate sesso finché non riavremo l’autonomia del corpo”, è questo l’appello dell’attrice di Streghe lanciato su Twitter con l’hastag #SexStrike.

Vespaio di critiche

La campagna, lungi dall’essere applaudita all’unanimità, ha però suscitato un vespaio di critiche. In molti l’hanno criticata bollandola come “sessista”, perché negherebbe il piacere sessuale alle donne. E, diciamo la verità, quante donne nel 2019 se la sentirebbero seriamente di rinunciare ai piaceri della carne e utilizzare l’astinenza come arma politica? Siamo seri. Sulla carta, anzi sul web, la proposta ha ricevuto in poche ore più di 35mila like ed è stata ritwittata oltre 12mila volte. Ma a condividere un tweet siamo capaci tutte. E comunque anche le critiche sono fioccate: “Apprezzo l’intento, ma #sexstrike è una idea sessista“, ha commentato una utente, spiegando che così facendo “si nega il piacere delle donne”. “L’autonegazione e l’astinenza per una qualche vittoria è l’antitesi di un mondo sessualmente emancipato“, scrive un’altra. E il marito della Milano che dice? “L’importante è che se ne parli”, ha twittato con rassegnazione.

Hollywood boicotta

Dopo il Mississippi in marzo, la Georgia è l’ultimo stato in ordine cronologico ad avere approvato una legge così restrittiva sull’aborto. Nel frattempo, come rende noto TgCom24, lo star system hollywoodiano ha minacciato di bloccare la produzione cinematografica e televisiva in Georgia: 50 attori tra i più “progressisti terminali”, tra cui spiccano i nomi di Alyssa Milano, Bette Midler, Amy Schumer, Christina Applegate, Alec Baldwin e Sean Penn, hanno annunciato che non lavoreranno più in quello Stato fino a quando la legge non verrà abolita o modificata. La Georgia se ne dovrà fare una ragione.

Cristina Gauri

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