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Roma, 30 nov – E’ in atto uno scontro diplomatico senza precedenti tra Cina e Australia. Non che le due nazioni siano mai state particolarmente “amiche”, ma quanto avvenuto nelle ultime ore è un unicum piuttosto grottesco. E’ bastata una foto, chiaramente ritoccata al computer, per mandare su tutte le furie il premier australiano Scott Morrison. A pubblicare l’immagine su Twitter è stato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijan, in seguito a un rapporto che descrive i crimini commessi dai soldati australiani in Afghanistan. Nell’immagine si vede un soldato dell’esercito di Canberra intento a sgozzare un civile afgano e c’è pure una sarcastica scritta in inglese: “Non avere paura, siamo venuti a portare la pace”. Il funzionario cinese ha poi aggiunto una didascalia: “Scioccato dall’assassinio di civili e prigionieri afgani da parte di soldati australiani. Condanniamo fermamente tali atti e chiediamo di ritenerli (i soldati australiani, ndr) responsabili”.



Il premier australiano: “Ripugnante, la Cina chieda scusa”

Una presa di posizione che, come detto, non è affatto piaciuta al primo ministro australiano, la cui dura replica non si è fatta attendere. Il governo cinese “dovrebbe vergognarsi per un tweet del genere”, ha dichiarato Morrison, che ha inoltre definito la foto pubblicata “ripugnante” e ne ha chiesto l’immediata rimozione con tanto di scuse da parte di Pechino. La Cina si sarà cosparsa il capo di cenere per questa uscita di un suo funzionario, evitando così di accentuare la polemica? Neanche per sogno, d’altronde non parliamo di una nazione propriamente celebre per chinare la testa di fronte alle accuse straniere.

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La Cina rincara la dose

Anzi, in questo caso sembra che lo scontro diplomatico sia destinato a prolungarsi, visto che un’altra portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, è intervenuta a gamba tesa rincarando la dose. L’Australia “sta reagendo in modo così forte al tweet del mio collega. Significa che pensano che la crudele uccisione di vite afghane sia giustificata? Le vite afghane contano, i soldati australiani non dovrebbero forse vergognarsi?”, ha detto Hua. Non solo, la portavoce cinese ha precisato che a “chiedere scusa” dovrebbe essere il governo australiano “per i crimini commessi in Afghanistan”.

Un lungo braccio di ferro

Ai più potrà sembrare strano che Pechino si mostri così sensibile alle vicende afgane, a prescindere dalla questione intrinsecamente legata ad appunti di diritto internazionale umanitario. La considerazione di per sé non è del tutto peregrina, perché in realtà dietro lo scontro odierno c’è un lungo braccio di ferro tra le due nazioni. La Cina è infatti il primo partner commerciale dell’Australia, ma ha sospeso le importazione di molti prodotti agricoli dall’isola oceanica. Al contempo l’Australia ha escluso Huawei, colosso cinese delle telecomunicazioni, dall’assegnazione degli appalti per la fornitura di attrezzature destinate al dispiegamento della rete 5G. Recentemente l’Australia – prima nazione a farlo – ha pure chiesto un’indagine indipendente sull’origine del coronavirus, con chiaro riferimento alla scarsa trasparenza della Repubblica popolare. Per tutta risposta Pechino ha accusato di razzismo gli australiani, invitando gli studenti cinesi a non recarsi in Australia. Insomma, la foto pubblicata dalla Cina non è propriamente un fulmine a ciel sereno.

Eugenio Palazzini

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