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Roma, 30 nov – Non più tardi della scorsa estate la Banca Mondiale ha certificato che la Tanzania è riuscita nell’intento di diventare una nazione a medio reddito. L’importante risultato è stato raggiunto anche grazie alla costruzione di diverse infrastrutture, che fanno della Tanzania un’importante via di transito per tutti quei Paesi che non hanno sbocco sul mare.

Il governo vuole massimizzare le opportunità offerte dalla sua posizione strategica. Non deve quindi sorprendere se la Tanzania continua a siglare accordi con altre nazioni. Strade, ferrovie e tanto altro ancora per permettere ad esse di raggiungere l’agognato accesso al mare.

Quasi 1500 km di oleodotto fra Uganda e Tanzania

A tale proposito è degno di nota l’accordo siglato con l’Uganda per la costruzione di un gigantesco oleodotto. Nei progetti intende collegare la regione ugandiana di Hoima – ricca di petrolio e altri idocarburi – con il porto di Tanga sulle coste della Tanzania. In questo modo il greggio estratto in Uganda potrà essere esportato verso l’oceano indiano.
Una volta ultimato sarà lungo 1445 chilometri e costerà 3,5 miliardi di dollari. Numeri che permettono di parlare del più grande oleodotto mai realizzato in tutta l’Africa orientale. La sua costruzione segue un accordo siglato dal governo dell’Uganda con la società petrolifera francese Total la quale, oltre ad essere interessata all’estrazione dell’oro nero, investirà in questa infrastruttura  575 milioni di dollari.
L’80% dell’oleodotto verrà posato in territorio tanzaniano. Un aspetto importante perchè permetterà non solo di creare migliaia di posti di lavoro, ma di renderlo pronto all’uso nel caso in cui la Tanzania dovesse anch’essa individuare depositi di petrolio. L’accordo avvantaggia anche l’Uganda, nazione in cui la mancanza di accessi al mare ha, in passato, ha disincentivato gli investimenti proprio nel settore degli idrocarburi.
Giuseppe De Santis

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