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Las Vegas, 2 ott – L’Isis ha rivendicato la sparatoria di Las Vegas, affermando che Stephen Paddock, il 64enne che ha sparato all’impazzata dal 32esimo piano del Mandalay Bay hotel sulla folla riunita per un concerto, era un suo adepto. Pare si fosse convertito all’islam alcuni mesi fa. La rivendicazione dell’Isis è arrivata mediante il Site, l’agenzia che monitora l’attività jihadista sul web, che ha riportato il seguente messaggio pubblicato dall’agenzia Amaq: “L’esecutore dell’attacco a Las Vegas è un soldato dell’Isis. Ha eseguito l’operazione in risposta all’appello a prendere di mira i Paesi della coalizione”.

Paddock, 64 anni e residente in una città vicina a Las Vegas in un complesso per anziani, si è suicidato prima dell’arrivo della polizia. I suoi 15 minuti follia, con spari ininterrotti, hanno provocato la morte di almen0 50 persone e il ferimento di altre 406. È la strage più sanguinosa che l’America ricordi.

Secondo la polizia Paddock non aveva complici, e inizialmente gli investigatori propendevano per definire l’attacco come non terroristico, almeno non fino a quando non sarebbe emersa una eventuale affiliazione politica dell’uomo. Al momento la polizia preferiva liquidare la strage come il gesto di un lupo solitario, ma l’uomo aveva con sé un arsenale, con almeno 10 fucili. Anche il fatto che Paddock fosse bianco e non avesse origini mediorientali o asiatiche, aveva fatto escludere agli investigatori la pista del terrorismo islamista.

La rivendicazione dell’Isis è arrivata come un fulmine a ciel sereno, anche se ci sono precisi elementi che avrebbero dovuto far venire da subito il dubbio del terrorismo. Paddock, infatti, non era uno sprovveduto. Al di là della sua passione per le pistole, di cui deteneva un regolare porto d’armi, si era preparato attentamente, aveva scelto una posizione protetta da cui sparare, forse aveva condotto sopralluoghi precedenti. E la dinamica stessa dell’attentato mostrava una chiara imitazione delle tecniche terroristiche.

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