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Damasco, 2 ott – Sono oltre tremila i morti nel solo mese di settembre in Siria. Una cifra record, che rende il mese appena trascorso quello più sanguinoso dell’ultimo anno. Le cifre vengono fornite dall’Ondus, che riferisce anche il numero dei civili: 995. Il 70% dei civili uccisi sarebbe perito sotto i raid russi e governativi, o dai bombardamenti della Coalizione anti-Isis a guida americana. Ci sarebbero stati anche 207 minori morti, 790 soldati fedeli ad Assad e oltre 700 jihadisti. Ad avere le perdite minori, secondo l’Ondus, sarebbero i cosiddetti ribelli, che avrebbero visto 550 morti.



Un numero così alto di morti si è verificato perché nel mese di settembre la lotta si è intensificata e si sono fatte più numerose le incursioni aeree della coalizione internazionale e della Russia contro le roccaforti jihadiste nel nord e nell’est della Siria. L’Ondus attribuisce la colpa dei molti morti anche all’aumento delle operazioni del regime sulle aree controllate dai ribelli.

Fatta la debita tara sulla fonte da cui arrivano i dati, il bilancio è destinato ad aggravarsi. Proprio oggi a Damasco, in pieno centro, si è registrato un triplice attentato suicida e un’autobomba, che hanno causato un numero ancora imprecisato di vittime. Di sicuro ci sarebbero 10 vittime, ma il bilancio è destinato a salire, anche perché ci sarebbero molti feriti, anche in gravi condizioni. L’attentato si è verificato nei pressi della sede di un commissariato di polizia nel quartiere di Midan.

Intanto la situazione in Siria vede le milizie dello Stato Islamico che sempre secondo l’Ondus avrebbero ripreso il controllo di Al- Qaryatain, nei pressi di Homs. Sei mesi fa la città era stata riconquistata dalle forze di Assad. Damasco, però, non conferma quanto riferito dall’Ondus.

Negli ultimi 10 giorni, stando a quanto riferisce un portavoce del ministero della Difesa russo, gli attacchi delle forze aeree russe contro le posizioni jihadiste in Siria hanno causato la morte di almeno 2.359 miliziani, e ne avrebbero feriti altri 2.700. 140 i civili uccisi dai raid aerei nella zona di Idlib, ancora in mano ai cosiddetti ribelli.

Anna Pedri

 

 

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