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Washington, 31 gen – “Stiamo costruendo un’America più sicura, forte, orgogliosa” ha detto il presidente americano Donald Trump nel suo discorso sullo stato dell’unione. Mai come oggi, quindi, il momento è stato “migliore per vivere il sogno americano”, ha aggiunto rivendicando come i suoi “massicci tagli fiscali abbiano concesso un enorme sollievo al ceto medio ed alle piccole imprese”. Quello di Trump è stato il primo discorso sullo stato dell’Unione pronunciato davanti al Congresso, poiché lo scorso anno, essendosi il tycoon appena insediato alla Casa Bianca, non fu possibile aggiornare i legislatori e i cittadini sulla situazione della nazione.
Trump questa volta pare aver convinto, nonostante il suo sia stato il discorso più lungo mai pronunciato dai tempi di Bill Clinton. È durato 80 minuti e i sondaggi hanno dichiarato che è piaciuto tanto quanto quelli di Obama, raggiungendo un gradimento del 70%. Di sicuro è stato il discorso più commentato, con 4 milioni e mezzo di tweet. Non sembrava nemmeno Trump, almeno non quello descritto dai media nel suo primo anno di presidenza.
Forse non è stato lasciato spazio alle polemiche perché Trump si è limitato a leggere il gobbo e a non divagare, ha commentato il New York Times. Quantomeno è riuscito a infondere fiducia negli americani, tendendo una mano agli avversari, anche se i dem non hanno gradito il discorso e tramite il deputato Joe Kennedy hanno commentato: “i bulli possono sferrare un pugno e lasciare il segno, ma non sono mai riusciti a eguagliare la forza e lo spirito del popolo unito in difesa del suo futuro”.
“Stasera vi chiedo di mettere da parte le nostre differenze, di cercare un terreno comune e di trovare l’unità”, e ancora “questa sera tendo la mano a membri di entrambi i partiti democratici e repubblicani per proteggere tutti i nostri cittadini di ogni provenienza, colore e credo”. In tema di immigrazione urge “ la legalizzazione dei dreamers, il finanziamento del muro, la fine della lotteria per i permessi di soggiorno e l’apertura solo ai parenti stretti degli immigrati legali”.
Se sul versante interno Trump si è dimostrato conciliante, aperto, istituzionale, bipartisan, così non è stato parlando della politica internazionale. È lì che ha mostrato il pugno duro. Non ha parlato di Russiagate, ma ha fatto un cenno alla minaccia russa affermando che “Mosca e Pechino stanno minacciando la nostra economia, i nostri interessi e i nostri valori”. Un assist per dire che non è ancora il momento del disarmo nucleare, anche in riferimento alla minaccia che arriva dalla “crudele dittatura” della Corea del Nord, e per ribadire che l’America deve “rendere più forti” le forze armate. Ha dato una stoccata anche all’Iran, affermando che gli Stati Uniti, che stanno dalla parte del popolo iraniano che lotta per la libertà, sono pronti a ritoccare il “terribile accordo nucleare”.
Anna Pedri
 
 
 
 
 

1 commento

  1. ….gli USA cercano di frenare la Russia che vedono come un loro concorrente nelle vendite di armamenti e tecnologia …Questo è il vero obiettivo delle ”sanzioni’…..Questa guerra ”fredda” economica porterà ad una vera guerra…

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