Si fa spesso un po’ di confusione rispetto ai prodotti a base di CBD, e al loro commercio in Italia. Nel nostro paese, com’è noto, nonostante alcune proposte di legge, è attualmente vietata la vendita di sostanze contenenti THC, o per meglio dire sopra una soglia “rilevante” dello 0.5%. Dunque, la cosiddetta “cannabis legale” può essere messa in vendita a patto che essa contenga CBD e solo una percentuale minima (non in grado di produrre effetti) che è appunto dello 0,5%.

La ratio del legislatore italiano è piuttosto chiara: sia CBD che THC sono contenuti nella cannabis, ma la prima a differenza della seconda non ha effetti psicotropi, in altre parole, non altera lo stato di coscienza di chi lo consuma. Si richiede dunque a chi voglia coltivare e/o vendere cannabis o prodotti derivati (come l’olio cbd ingrosso o quello al dettaglio) in Italia che si tratti di un tipo di coltivazione (in particolare quella della cannabis sativa) con bassissimo livello di THC, ovvero non in grado di indurre effetti stupefacenti. Ciò che non manca invece è il CBD, che ha effetti di tipo diverso.

Gli effetti del CBD

I sostenitori dell’olio di CBD e di altri prodotti a base di CBD affermano che esso può essere usato per trattare condizioni come dolore cronico, infiammazione, emicrania, epilessia, malattie autoimmuni, depressione e ansia. 

Altri, al contrario, sottolineano come il CBD legale in Italia pur non avendo effetti psicotropi e stupefacenti, possa costituire una “porta d’ingresso” per i più giovani rispetto alla cannabis che contiene invece percentuali rilevanti di THC e che al momento non è legale in Italia (è stato recentemente bocciato dalla Corte Costituzionale il referendum proposto dai radicali).

Sul piano farmaceutico, è da notare come nel 2018 sia stato immesso sul mercato il primo farmaco approvato dalla FDA, il cannabidiolo (Epidiolex), contenente CBD per il trattamento di due diversi tipi di epilessia: la sindrome di Dravet e la sindrome di Lennox-Gastaut. Gli studi avrebbero dimostrato la sua efficacia rispetto a un placebo nel ridurre la frequenza delle convulsioni. Sono in corso anche numerosi studi riguardo a possibili effetti benefici. Alcuni operatori del settore sanitario, compresi alcuni psichiatri (come riportato in un intervento ospitato tempo fa dal nostro portale) suggeriscono tuttavia di tenere separato l’uso terapeutico della cannabis da quello cosiddetto “ricreativo”.

Conclusioni

Il dibattito sulla legalizzazione delle c.d droghe leggere è stato vivacissimo negli ultimi anni e ha visto contrapposti centrosinistra (e 5 stelle) al centrodestra in merito alla opportunità di intervenire sul tema con una legislazione che le liberalizzi in tutto o in parte. Sarebbe tuttavia sbagliato confondere questo dibattito con quello relativo alla cannabis light, che non contiene una percentuale di THC tale da provocare effetti stupefacenti. La crescita dei rivenditori di cbd ingrosso nel nostro paese mostra sicuramente l’alto numero di consumatori presenti in Italia.

Anche in questo caso, tuttavia, si contrappongono le opinioni di chi sottolinea l’effetto benefico del CBD e dei suoi derivati su dolori, depressione, epilessia, ansia, e di chi ritiene che la vendita della cannabis legale possa in ogni caso avvicinare anche al consumo di quella con effetti psicotropi.

Ad ogni modo è importante ricordare che il cannabidiolo non è un ingrediente di consumo in tutta Europa. È possibile trovare maggiori informazioni dal punto di vista delle diverse regolamentazioni alimentari del cannabidiolo di ogni singolo paese al seguente link.

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