Roma, 30 ago – Com’è noto, l’art. 88 Parte II della Costituzione repubblicana vigente attribuisce al Presidente della Repubblica, dopo aver sentito il parere obbligatorio ma non vincolante dei Presidenti dei due rami del Parlamento italiano, di sciogliere anticipatamente le Camere, ossia prima della scadenza naturale della legislatura che ha durata quinquennale (non entro nel merito della natura giuridica del potere in esame). Nel caso della crisi di Governo extraparlamentare in corso, che si è aperta la sera del 20 agosto 2019 con le dimissioni del Presidente del Consiglio dei Ministri, prof. avv. Giuseppe Conte, il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha avviato due giri di consultazioni (non per trovare una maggioranza), ma per verificare se vi fossero i presupposti affinché le forze politiche presenti nel Parlamento potessero accordare la fiducia ad un nuovo Esecutivo sia alla Camera dei Deputati, sia al Senato della Repubblica come prescrive l’art. 94 Cost.

Soltanto mancanza di coraggio?

A mio modo di vedere, sebbene si tratti di una scelta legittima sul piano della Costituzione formale, Mattarella non ha avuto il coraggio (probabilmente per la sua posizione di democristiano di sinistra e di filoeuropeista che aborra il sovranismo. Alla faccia del potere neutro), di percorrere la via dello scioglimento laddove si ravvisi un contrasto tra le Camere e l’opinione pubblica. Dottrina autorevole (Mortati, Galizia, Martines) ritiene che, ove risulti da circostanze obiettive (non quindi da sondaggi) quali ad esempio l’esito di elezioni amministrative, regionali, europee o di un referendum dall’alto contenuto simbolico la mancata corrispondenza tra rappresentanza parlamentare e corpo elettorale (le europee di fine maggio 2019 hanno dimostrato in modo inequivocabile il crollo di consensi del Movimento 5 Stelle rispetto alle politiche del 04 marzo 2018), lo scioglimento dei due rami del Parlamento è e resta l’unico strumento previsto dal Testo fondamentale del 1948 “per adeguare la compagine parlamentare alla sopravvenuta metamorfosi del sistema politico” (così il costituzionalista De Fiores).

Contrasto tra rappresentanza e rappresentatività


Infatti, noi abbiamo, dati elettorali alla mano, la prova che la lista arrivata prima alle elezioni politiche (vinte, però, dalla coalizione di centro-destra), ossia il Movimento 5 Stelle, ha perduto (vedasi le recentissime elezioni europee) più di tredici punti percentuale. Il 16 gennaio 1994 l’allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro (pax animae suae), dopo i referendum abrogativi elettorali del 1993 (in quel caso non vi era stata alcuna crisi né parlamentare, né extraparlamentare), sfruttò questa tesi per sciogliere anticipatamente le Camere. Si potrebbe replicare (Guarino) che questa ipotesi di scioglimento è collegata a dati opinabili, ma l’obiezione non regge.

Infatti, da una parte i risultati elettorali non indicano tendenze di voto, ma una precisa e chiara volontà del corpo elettorale, dall’altro, lo insegna molto bene il prof. Gaetano Silvestri (già giudice della Corte costituzionale dal 2005 al 2014), quando è evidente una distanza tra Parlamento e corpo elettorale, o meglio quando risulta confermato, in più di una occasione, il contrasto tra “rappresentanza e rappresentatività” con orientamenti politici diffusi nel Paese distanti dalla rappresentanza parlamentare esistente (la Lega di Matteo Salvini è ad oggi volenti o nolenti il primo partito italiano che ha più che raddoppiato i suoi voti e il consenso dei partiti sovranisti è in aumento), il Presidente della Repubblica non può non sciogliere le Camere anche in antitesi ad un eventuale accordo tra due o più forze politiche.

Un “papocchio” di governo 

A questo si aggiunga che Pd e Movimento 5 Stelle, alla fine del secondo giro di consultazioni, hanno presentato al Capo dello Stato solo alcuni punti di massima, non certamente una evidente convergenza programmatica su aspetti fondamentali per il futuro dell’Italia. In materia di politica immigratoria? Manteniamo le leggi di conversione dei decreti sicurezza o le abroghiamo? In questo secondo caso totalmente o parzialmente? Sulla politica economica e previdenziale quali saranno le scelte del Governo giallofucsia? Mattarella sta permettendo a un “papocchio” di accordo, funzionale solo a evitare le urne per mantenere intatta la seggiolina, le sorti del nostro Paese. Io credo che vi sia molto da riflettere sulle già discutibili scelte di questo Presidente.

Daniele Trabucco – Associato di Diritto Costituzionale Comparato e Dottrina dello Stato presso Istituto INDEF di Bellinzona (Svizzera). Dottore di Ricerca in Istituzioni di Diritto Pubblico

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15 Commenti

  1. Lo scopo a me non sembra banalmente “tenere le poltrone”, bensì riassegnare la forza di gestione dell’Italia a poteri che con lo Stato e la Nazione non hanno niente a che fare. Lo Stato non sono le istituzioni che dovrebbero rappresentarlo, lo Stato sono coloro che quelle istituzioni dovrebbero rappresentare.

  2. Se questo è un costituzionalista io sono l’uomo ragno, la costituzione non si interpreta si applica, ed è quello che sta succedendo tutto il resto sono stronzate scritte su commissione

    • Gentilissimo, grazie per il Suo contributo. Ho una posizione un po’ diversa dalla Sua alla quale va il massimo rispetto. La Costituzione è la fonte più importante dell’ordinamento costituzionale, oggetto di continue interpretazioni che precedono la fase applicativa proprio in virtù del carattere “anfibologico” della stessa. Che cosa fa la Corte costituzionale se non interpretare? Peraltro la nostra è una forma di Governo parlamentare “a debole razionalizzazione”, ossia non disciplina tutte le fasi di formazione dell’esecutivo (la consuetudine costituzionale delle consultazioni non è prevista dal Testo fondamentale, ma fa parte della prassi, come pure i casi di scioglimento anticipato delle Camere ex art. 88 Cost.). Quindi, molto spesso, in ragione di questa peculiarità della nostra forma di Governo, il ruolo del costituzionalista è proprio fare” l’uomo ragno”, ossia fornire letture del Testo fondamentale del 1948. Se ha tempo e occasione di leggere quanto scriveva il prof. Mortati, si accorgerà che proprio la distanza tra rappresentanza politica e rappresentatività può essere una delle cause (non l’unica) per poter sciogliere i due rami del Parlamento. La ringrazio molto per la Sua analisi. Daniele Trabucco.

  3. Oggi non si vota più i partiti ma i programmi che essi esprimono durante le campagne elettorali, ne consegue che alla caduta di un governo bisogna ridare la parola al popolo. La costituzione va adeguata alle evoluzioni di pensiero della società ed ai cambiamenti della politica.

  4. Stando così le cose, perché non scendiamo in piazza a rivendicare lo scioglimento delle camere? Sinceramente non riesco a spiegarmi tante cose di questo ribaltone politico! È tutto così assurdo, in un Paese veramente democratico il voto sarebbe stata l’unica soluzione possibile, ma siccome siamo nella Repubblica delle banane, dobbiamo subire questo ed altro. Mala tempora currunt sed peiora parantur. Ad maiora Italia!

  5. Ma certo! Andiamo a votare ad ogni sondaggio, ad ogni cambio di umore, ad ogni ripensamento popolare! La legislatura è di 5 anni. La democrazia parlamentare è tutta qui.

    • Questo emerito p. conosce il proprio mestiere. Qui non si tratta di avere incarichi, cui non aspiro, nè di sondaggi. Se avesse letto con attenzione il mio scritto, potrà notare come il sottoscritto richiama una parte della dottrina costituzionalistica autorevole la quale ritiene, come peraltro avvenuto nel 1994, che quando vi sono elementi costanti (non una o due elezioni) tali da far dubitare se la attuale proiezione dei partiti in Parlamento ha una reale consisteva effettiva nel corpo elettorale (da giugno 2018 ad agosto 2019 ci sono state ben quattro elezioni regionali e le europee), il Presidente della Repubblica possa anticipatamente sciogliere le Camere. Ne vale l’obiezione della durata quinquennale dei due rami perché nulla vieta, all’interno di una forma parlamentare a debole razionalizzazione come la nostra, il verificarsi di crisi di Governo funzionali allo scioglimento. Ricordo che D’Alema, dopo la sconfitta alle regionali, si dimise.

    • Questo emerito conosce il proprio mestiere. Qui non si tratta di avere incarichi, cui non aspiro, nè di sondaggi. Se avesse letto con attenzione il mio scritto, potrà notare come il sottoscritto richiama una parte della dottrina costituzionalistica autorevole la quale ritiene, come peraltro avvenuto nel 1994, che quando vi siano elementi costanti (non una o due elezioni) tali da far dubitare se la attuale proiezione dei partiti in Parlamento ha una reale consisteva effettiva nel corpo elettorale (da giugno 2018 ad agosto 2019 ci sono state ben quattro elezioni regionali e le europee), il Presidente della Repubblica possa anticipatamente sciogliere le Camere. Ne vale l’obiezione della durata quinquennale dei due rami perché nulla vieta, all’interno di una forma parlamentare a debole razionalizzazione come la nostra, il verificarsi di crisi di Governo che possono portare allo scioglimento.

  6. Mattarella degno successore di Napolitano, tutti e due del pd, dovrebbe essere il garante della democrazia non delle poltrone. Governo di buffoni che fino a pochi giorni fa si sono insultati e se ne sono dette di tutti i colori, politici della peggiore specie vivente fate veramente schifo.

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