Roma, 30 ago – L’Italia non è un Paese per giovani. E questo si sa. Ma adesso scatta l’allarme anziani. A lanciarlo è l’Ocse, secondo cui nel 2050 avremo più pensionati che lavoratori. Da qui la ricetta dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: “Di fronte al rapido invecchiamento della popolazione, i governi devono promuovere maggiori e migliori opportunità di lavoro in età avanzata per proteggere gli standard di vita e la sostenibilità delle finanze pubbliche“. Questa la raccomandazione contenuta nel rapporto dell’Ocse “Working Better with Age” (“Lavorare meglio con l’età”), pubblicato oggi.

Troppi anziani sulle spalle dei lavoratori

Secondo il rapporto, sulla base degli attuali schemi pensionistici, il numero di persone anziane (ma, si badi bene, qua si intendono quelle oltre i 50 anni), fuori della forza lavoro a causa dell’inattività o per motivi pensionistici, che dovranno essere sostenute da ciascun lavoratore, potrebbe aumentare di circa il 40% e passare in media a 58 su 100 lavoratori nell’area dei paesi Ocse. Addirittura in alcuni paesi come l’Italia, la Grecia e la Polonia, entro il 2050 potrebbero esserci quasi la maggior parte delle persone anziane fuori dalla forza lavoro rispetto ai lavoratori. Il report evidenzia che sono stati compiuti molti progressi per incoraggiare i lavoratori più anziani a continuare a lavorare fino a 65 anni e oltre, in alcuni Paesi dell’Ocse.

“L’età in cui si esce dal mercato del lavoro è troppo bassa”


Tuttavia, praticamente in tutti i Paesi membri dell’Organizzazione – ossia quelli occidentali e avanzati -, l’età effettiva in cui gli anziani escono dal mercato del lavoro è ancora più bassa oggi rispetto a 30 anni fa, nonostante l’allungamento dell’aspettativa di vita. E questo si deve a una serie di motivi, – spiegano gli esperti dell’Ocse – a cominciare dagli scarsi incentivi a lavorare in età avanzata, al fatto che i datori di lavori sono restii ad assumere e a trattenere lavoratori più anziani, agli investimenti insufficienti per favorire l’occupazione per tutta la vita lavorativa.

Uil: “Lavori sociamente utili per i pensionati”

“E’ necessario costruire un percorso per l’invecchiamento attivo della popolazione: bisogna consentire ai pensionati di svolgere lavori socialmente utili”. Ne è convinto il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo, secondo cui “in questo modo, si integrerebbero assegni pensionistici sempre più esigui e si manterrebbero in attività persone che possono offrire alla società il contributo della loro esperienza”. Ma, attenzione – sostiene il sindacalista – “non bisogna allungare l’età pensionabile, semmai bisogna renderla più flessibile“. Inoltre bisogna “scremare” i lavoratori in base al tipo di impiego: soltanto chi fa un lavoro più gravoso ha diritto ad anticipare l’uscita. A tal proposito – spiega Barbagallo – bisogna attivare subito la “commissione per i lavori gravosi, che stabilirebbe dal punto di vista tecnico-scientifico chi avrebbe diritto ad anticipare l’uscita dal lavoro”. E’ questo uno dei temi prioritari – conclude il leader della Uil – che “sottoporremo al nuovo governo”.

Ludovica Colli

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2 Commenti

  1. Ho partecipato a funerali di amici che NON sono andati mai in pensione …
    ma hanno versato i contributi !
    E’ la solita scusa per fottere il popolo ed usare l’INPS come bancomat !!!!

    Le previsioni del tempo valgono al max per 3 gg ….

    E sti stronzi le fanno a 30 anni ????
    Nel 2050 (chissenefrega !)
    forse NON esisterà vita sul pianeta !

    L’ocse … da CHI è gestita ? 🕎 ?

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