Roma, 4 lug – Maurizio Landini ha raccolto il meglio del peggio a “Il lavoro interroga“, una sorta di ritrovo della politica intellettualoide di sinistra sotto la cui insegna si sono ritrovati a dibattere da Calenda a Fratoianni, con nel mezzo tutte le sfumature arcobaleniste del maoismo nostrano. Landini l’organizzatore. Lucia Annunziata il moderatore. C’era anche Giuseppe Conte, e questo dice tutto. Il senso era di raggruppare il cascame della sinistra ridotta a rottame di sé stessa- Insomma la riflessione piuttosto elementare di Landini è stata: li metto tutti insieme e qualcosa ne verrà fuori. Buio totale. Alcuni di loro pure con la mascherina sul volto a nascondere probabilmente un senso di disagio. Epperò almeno questo passo loro lo hanno fatto.

Lavoro, un convegno imbarazzante. Ma almeno la sinistra ci prova

Incalzati dal segretario della Cgil che vorrebbe costituire il nuovo contenitore della sinistra, tutti goffi, tutti stralunati ma serissimi sulla scolarizzazione e sui libri da leggere e sulle tasse da imporre e sui cattivi da combattere. Ridicoli, ma quantomeno hanno dato segni di vita. La destra, anzi le destre, anzi il mondo non di sinistra, dove è finito? Li abbiamo lasciati con la cocente sconfitta a Verona dovuta alle ripicche da scuola elementare che un partito ha fatto all’altro, condannato alla capitolazione un’amministrazione storicamente loro. Le beghe interne al mondo della destra sono divenute il nostro pane quotidiano e la perenne croce che, di talk in tiggì in intervista in intervento, i leader della destra si lanciano addosso incapaci di piantarla con questo gioco al massacro. Solo la sinistra, duole dirlo, ha avuto l’illuminazione di interrogarsi su come diavolo intercettare quella metà degli aventi diritto al voto che se ne sbatte di elezioni, di governi locali e di esecutivi nazionali. Solo la sinistra sta sentendo scottare il terreno sotto i suoi piedi, tanto che ha deciso di attovagliarsi attorno al tavolo dei compromessi per tentare di articolare un discorso su come allearsi per rastrellare consensi. Forse perché loro sono abituati a governare costi quel che costi, e quindi l’idea di ricevere una bastonatura elettorale li ha indotti a muovere il culo. Chissà.

Cercasi risveglio della destra italiana

La destra, invece, pare adagiarsi sulla sua storica condizione di maggioranza virtuale nel paese che poi però non riesce a imporsi nei gangli del potere che conta. Cazzeggiano a rimorchio della sinistra, annunciando una cena di rappresentanza durante la quale gli animi si calmeranno. Sì, ma quando? Il 50% degli italiani vuol votarvi, o comunque non vuol votare la sinistra, e voi di tutta risposta gli promettete una cena riconciliatoria tra leader e capi delegazione? Esiste un mondo opposto a quello rappresentato da Landini e Letta che aspetta soltanto di essere chiamato, di essere coinvolto, di sentirsi parte di un progetto culturale e di governo che vada oltre le beghe delle segreterie di partito. È una “maggioranza silenziosa” che vuol conoscere le persone cui daranno il voto tra undici mesi e che debbono risultare in grado di portare su di sé la rappresentanza di tutte le sfumature cui la destra dispone.

Da dove iniziare? Dal rigetto totale della proposta idiota sulla cittadinanza agli stranieri dopo cinque anni di scuola. Senza scendere a compromessi, senza mediazioni o discussioni. La tendenza della sinistra a imporre dall’alto l’organizzazione della società a proprio uso e consumo deve essere bocciata e radiata dal dibattito parlamentare. E anzi, dalla destra ci aspetteremmo una controproposta in controtendenza: stringere le maglie della concessione della cittadinanza dato che l’Italia ne concede più di chiunque altro. Toc Toc!

Lorenzo Zuppini

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1 commento

  1. Le “destre”, illuministicamente e quindi “ghettizzamente” definite, sono state massacrate dal potere giudiziario internazionalista, quindi fortemente complessato e corrotto, ben prima delle vicende berlusconiane…, ma dico nessuno e proprio nessuno vuole ricordarlo. Non ho qui nessun diritto o delega a far nomi di giovani eroi patrioti morti o sopravvissuti… ma tenetevi cari ed ascoltate a fondo chi è ancora lucidamente testimone e attivo propositore di ideali liberi, elaborati nella sofferenza e nel impegno alto, comunque. Non hanno bisogno di mettere il cappello da nessuna parte, semmai può essere il contrario da parte di taluni che “ricordano” Sergio Ramelli ma non sanno neppure chi era Riccardo Manfredi. Un eroe, militante come Sergio…

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