Roma, 16 gen – Maggioranza spaccata, o almeno in fase di tensione. La ragione è l’autonomia regionale, ovvero uno dei cavalli di battaglia leghisti, rilanciato con prepotenza nelle scorse ore proprio dal ministro delle infrastrutture Matteo Salvni. Dal fronte degli alleati, però, emergono solo silenzio e scetticismo.

Maggioranza spaccata, Lega per le autonomie subito, tiepidi gli alleati

Il premier Giorgia Meloni, dal canto suo, non ne ha fatto menzione. Nei due giorni di convegno FdI precedente alle elezioni regionali in Lombardia, neanche una parola. Citazioni storiche garibaldine, esortazioni all’ambizione, alla crescita e il proposito di governare per tutta la legistlatura. Tanta sicurezza, ma sull’autonomia leghista neanche una parola. Atteggiamento diametralmente opposto a quello del Carroccio, che sui manifesti elettorali in giro della regione promette testualmente “Avanti Lombardia! Missione: autonomia”. E lo stesso Salvini non rifiuta certamente l’argomento, anzi rilancia in modo deciso: “Dopo 30 anni di battaglie, grazie al nostro impegno e al centrodestra serio e compatto, l’autonomia sarà una realtà entro il 2023“. Pertanto si parla anche di tempi brevissimi. Obiettivamente, forse, pure irrealistici. La questione però non ruota tanto intorno a quello, ma alla indisponibilità degli alleati. Non esplicita in FdI ma piuttosto evidente vista l’indifferenza. Più pronunciata da parte di Forza Italia.

Il tentativo di disgelo di Fi

Come riporta l’Agi, proprio Forza Italia ha provato a ribadire la sua fedeltà al governo e alla maggioranza, per bocca del coordinatore e ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Nessuno può mettere in dubbio il sostegno, leale e determinato di Forza Italia al governo. Forza Italia continuerà a difendere, come ha sempre fatto, le scelte condivise adottate dal governo, senza venire mai meno ai principi liberali, cristiani, garantisti che la caratterizzano”. Un disgelo che cerca di compattare la maggioranza su altri temi, evidentemente. Anche la telefonata di auguri di Silvio Berlusconi al presidente del Consiglio per i suoi 46 anni, del resto, va in quella direzione. Ma basterà, considerando la puntata di piedi del Carroccio ben sottolineata dal “noi siamo persone che mantengono la parola data” di Salvini, diretto anche al presidenzialismo tanto caro al principale partito di governo e traducibile con un ben più minaccioso “mantenetela anche voi”?

Alberto Celletti

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3 Commenti

  1. Sarebbe proprio il massimo; il Governo che doveva essere il più lungo degli ultimi ottant’anni finirà per essere il più corto. E se torniamo al voto, io che ho votato Meloni sono già deluso da taglio pensioni, accise tanto più nella prospettiva di differenziarle, migranti che vivono gogami gogami e quindi probabilmente andrò verso il PD contando almeno sulla sua inefficienza. Triste come prospettiva vero ?

    • Squallida prospettiva.
      Il pd è quanto di più antinazionale ci possa essere.
      Una scoria intestinale.
      Spero solo arrivino i russi.

      VIVA POPOV!!!

  2. Basare le autonomie finalizzate allo stato confederale sulle regioni sorte negli anni sessanta per una logica di interessi squallidi del centro-sinistra di allora, mi pare ben poco sano ed utile. Era più intelligente Miglio proponendo una soluzione meno divisiva e prettamente indirizzate ad una assunzione di responsabilità sia pro-nazionale che pro-area. Già siamo bloccati da esigenze nato, europa usa dipendente, ci manca solo che torniamo nel pastrocchio fondamentalmente determinato dalle città metropolitane per perderci del tutto.
    Sarò caparbio, ma io non vedo alcun miglioramento, solo peggioramento, nessuna idea innovativa passa… Solo rimasticazione del rimasticato. Mah *

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