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Roma, 29 ott – Le elezioni regionali in Umbria non hanno (finora) scatenato un vero e proprio terremoto nella maggioranza Pd-M5S. Ma se Conte continua a fare spallucce, Di Maio è assai preoccupato e già fa mea culpa per l’alleanza elettorale con il Pd. E ora, nonostante la calma simulata da Zingaretti, dalle parti del Nazareno è Andrea Orlando a dare una scossa al governo giallofucsia: «Se si va avanti così – ha detto – sarà inevitabile che il Pd si ponga il tema di staccare la spina. Siamo a un bivio. Tirando a campare il populismo si amplifica».

L’anti-salvinismo non basta

In una lunga intervista concessa all’Huffington Post, Orlando, vicesegretario del Pd, torna quindi a parlare di voto, il vero tabù per dem e pentastellati: «È la conseguenza – spiega – se si prende atto che questa esperienza non è in grado di andare avanti». Orlando, anzi, rimprovera all’alleanza Pd-M5S di «non avere un’anima» e di essere tenuta insieme solo dall’anti-salvinismo: «Questa esperienza, nata per necessità e in modo rocambolesco, non può avere come missione quella di ritardare che arrivi al governo la destra di Salvini, guadagnando mesi di vita. Tirando a campare il populismo non si argina, ma si amplifica».

Orlando invoca congresso Pd

Come spiega meglio l’ex ministro della Giustizia, anche facendo riferimento alla retromarcia di Di Maio, «non si può stare in una esperienza di governo con un piede solo e tanto più dopo il fallimento di questa formula con Salvini. Né si può ipotizzare un governo cui si dà la funzione di arginare la destra fondandolo su una somma di desistenze». Insomma, per Orlando il Pd deve aprire una seria riflessione sull’opportunità di tornare al voto. E per questo invoca un congresso del partito: «Abbiamo bisogno di un riposizionamento strategico del partito sia che sulla richiesta di un consolidamento della coalizione ci sia una risposta positiva sia che non venga questo tipo di risposta».

Gabriele Costa

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