Roma, 17 mag – Nell’epoca della dissoluzione sono scomparsi i valori e le ideologie, la religione e la spiritualità. Una nuova fede civile con i suoi disvalori è comparsa prepotentemente sulla scena. Anche quando si parla di giustizia. Nelle sue ferree regole l’antirazzismo è un dogma potente: non si può trasgredire pena la condanna all’eterna esclusione, peccato capitale della superstizione antifascista.
Tra superstizione e realtà
Chi è tacciato di razzismo automaticamente entra nella bolgia infernale insieme agli omofobi, nel girone dantesco dei fascisti, dei reprobi peggiori. Ovviamente a meno che il razzismo non si muova al contrario, contro i bianchi, colpevoli di ogni male comparso nella Storia: schiavismo, colonialismo, sfruttamento. La realtà delle scienze storiche è ben diversa: i più grandi schiavisti, ad esempio, sono stati i mercanti africani, ma questo “piccolo” particolare non è contemplato nel canone progressista.
Le scienze contemporanee negano l’esistenza delle razze, considerate un concetto superato, ma la nuova visione nei fatti ammette una sola razza colpevole: i bianchi. Per l’attuale biologia le varie etnie sono geneticamente omogenee e le differenze somatiche ben poca cosa, di fatto un Bantu africano è quasi eguale a un brianzolo o a uno scandinavo.
Origini, miti fondativi, tradizioni e lingue oltre alle grandi differenze morfologiche non sono ammesse dalla scienza che vuole tutti eguali. Non con la stessa dignità fatta di diversità come sarebbe giusto, ma proprio un’unica espressione delle specie, cosa sulla quale si potrebbe discutere a lungo.
Quando finisce l’uguaglianza?
In ogni caso l’uguaglianza finisce quando bisogna accusare i bianchi e farne i colpevoli per eccellenza dei guasti del mondo. Il razzismo è un male da estirpare, ma quello verso i bianchi – anche se le razze non esistono – è cosa buona e giusta. Per l’afroamericano ucciso dalla polizia statunitense si sono inginocchiati anche i giullari progressisti italiani, per il giovane inglese assassinato da un sikh nemmeno un misero inchino.
Come sempre l’ipocrisia e la malafede agitano le coscienze dei masochisti nemici del loro popolo. Ovviamente in via assolutamente teorica perché se toccasse a loro fare la triste fine delle vittime della furia degli immigrati richiederebbero l’immediata punizione. Pena applicata senza attenuanti alla signora di Viareggio che ha travolto un ladro magrebino che l’aveva derubata uccidendolo, reazione spropositata frutto del grave turbamento che non è stato valutato.
Una giustizia a due velocità
Condanne pesanti ai poliziotti e ai carabinieri che hanno difeso i cittadini e se stessi da aggressori immigrati clandestini con fedine penali chilometriche. Ingenti risarcimenti ai parenti dei criminali stranieri uccisi da gioiellieri terrorizzati e brutalizzati durante violente rapine, mentre per i cittadini italiani uccisi i risarcimenti irrisori.
Gli stranieri che fanno stragi sono considerati pazienti psichiatrici incapaci di intendere e volere, le loro vittime, talvolta, gente che se l’è cercata. Nei confronti degli italiani pugno di ferro, per gli “ospiti” massima clemenza e comprensione. In fin dei conti sono vittime del razzismo sistemico dei bianchi.
La giustizia evidentemente ha due velocità. Il razzismo degli antirazzisti rivela un odio profondo per il proprio popolo, per coloro che osano difendersi e proteggono la loro terra. L’immigrazione selvaggia è l’arma per scardinare l’ordine costituito, perché genti senza tradizioni sono facilmente manovrabili.
Costruire il consumatore globale è il disegno finale delle forze della globalizzazione e gli esecutori del piano sono complici di quei poteri o traditori in preda ai sensi di colpa. In ogni caso saranno i primi a scomparire quando verranno giudicati dai tribunali della Sharia.
Roberto Giacomelli