Roma, 25 gen – Alla fine il centrodestra ha calato un tris. Tre ipotetici assi per la presidenza della Repubblica emersi ufficialmente durante il vertice pomeridiano negli uffici di Fratelli d’Italia a Palazzo Montecitorio. Ad annunciare la cosiddetta “rosa” per il Quirinale, è stato poco fa Matteo Salvini, colui che secondo Matteo Renzi aveva “l’asso in mano” e doveva scegliere semplicemente “quando calarlo”. “I nostri nomi sono Marcello Pera, Letizia Moratti e Carlo Nordio. Nessuno di loro ha una tessera di partito ma hanno ricoperto ruoli importanti”, ha dichiarato il leader leghista nel corso della conferenza stampa del centrodestra.

Pera, Moratti e Nordio: “liberali moderati” allo sbaraglio

“Non siamo qui ad imporre niente a nessuno. Negli ultimi 30 anni la sinistra è stata protagonista della scelta, penso che ora sia diritto dell’area liberale moderata che è maggioranza del Paese di avanzare delle proposte”. Dunque adesso Salvini auspica che “i nomi vengano accolti con voglia di dialogo, ma è abbastanza arbitrario che qualcuno sia disposto a dialogare dicendo ‘basta che non mi portiate nomi del centrodestra’. E’ un dialogo sui generis”.

A ben vedere i tre nomi fatti sono tutti riconducibili all’area di centrodestra, uno meno “politico”: l’ex magistrato Carlo Nordio. Tuttavia lo stesso Nordio ieri ha detto chiaramente di non ritenersi all’altezza del compito con tanto di citazione del centurione di Cafarnao: “Domine non sum dignus”. Per poi precisare ancor meglio il concetto: “Credo che la carica di capo dello Stato debba esser affidata a un politico e la mia cultura politica è esclusivamente teorica, non ho mai fatto parte neanche di un consiglio comunale. Comunque, se cercassero tra i giuristi, ce ne sarebbero di migliori”.

Letta “cortese”. Ma la partita è ancora lunga

Insomma, uno dei tre assi spuntati si è già escluso dal campo di gioco. Gli altri due (Moratti e Pera), a ben vedere, appaiono oggi sin troppo “di parte” per essere accettati davvero dal centrosinistra. L’annuncio di Salvini sembra insomma poco più di una prima mossa per allontanare l’ipotesi Mario Draghi al Quirinale, in attesa che si muovano sul serio le acque. A poco conta quindi la cortesia istituzionale di Enrico Letta, secondo cui quelli proposti dal centrodestra sono “nomi sicuramente di qualità e li valuteremo senza spirito pregiudiziale“.
In realtà è altamente improbabile che Pd e M5S si pieghino così facilmente. La partita del Colle è ancora lunga.

Alessandro Della Guglia

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6 Commenti

  1. Il migliore mai dirà di esserlo… lo decreta la comunità.
    Ovviamente non mi riferisco alla Moratti che addirittura gliela facevano sotto il naso e poi, saputolo, faceva finta di nulla… davanti a fenomeni “ludopatici”.

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