disertori Prima Guerra MondialeRoma, 3 apr – “Restituire l’onore e il rango di caduti per la Patria ai soldati caduti sotto il fuoco amico”: questa la proposta di un gruppo di 70 parlamentari del Pd alla Camera, che vede come primo firmatario Gian Piero Scanu. L’intento chiaro e dichiarato dei promotori è quello di riabilitare i disertori, vittime, secondo loro, del regime di terrore instaurato dal Generale Cadorna.

Dalla procedura di riabilitazione, bontà loro, i parlamentari del Pd escluderanno i soldati macchiatisi di omicidio, saccheggio e violenza sessuale. Ma non quelli colpevoli di atti di viltà e indisciplina.

Ora, la storia della Prima guerra mondiale presenta certamente anche episodi controversi che gli storici hanno abbondantemente indagato. Molti libri sulla grande guerra scritti da chi nelle trincee ci andò e combatté valorosamente raccontano anche di comportamenti non sempre esemplari delle gerarchie militari senza giungere per questo all’elogio del disertore. Insomma, non si tratta di avere della guerra un’immagine oleografica e priva di chiaroscuri, basterebbe non spingersi oltre le colonne d’Ercole dell’anti-italianità.

Del resto il significato della parola diserzione e la pena che deriva da questo reato sono abbastanza chiare, anche se è meglio dare una ripassata: (lat. desertio, da desero “abbandono”). – La diserzione è un reato militare. La prestazione del servizio militare costituisce un munus publicum cui sono sottoposti tutti i cittadini che hanno determinati requisiti. Per raggiungere l’osservanza di questo speciale dovere è necessaria una sanzione penale, senza di che lo stato non potrebbe fare sicuro assegnamento su quelle forze che ad esso sono necessarie per la sicurezza interna e per quella esterna. Pertanto il cittadino che non adempie a questo speciale dovere, se non è stato arruolato ancora, incorre nel reato comune di renitenza alla leva; se invece è stato già arruolato incorre nel reato di diserzione[…]Le pene per il reato di diserzione vanno da un minimo pari al minimo della reclusione militare (diserzione all’interno: articoli 140 cod. es. e 164 cod. mar.) al massimo della pena di morte nel caso del militare che passi al nemico o abbandoni il posto in presenza del nemico (articoli 137 cod. es. e 160 cod. mar.).(Fonte Treccani).

Insomma, paragonare gli eroi della prima guerra mondiali ai disertori ci sembra un’operazione vigliacca, che va a infangare la memoria di chi, donando la propria vita, ci ha permesso di sedere al tavolo dei vincitori del conflitto. Che poi chi si è seduto a quel tavolo non sia stato all’altezza di quegli eroi è un’altra storia…

Rolando Mancini

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