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maria-boschi-referendumRoma, 4 nov – Dopo la lotta al terrorismo e altri voli pindarici che evidentemente non sembrano fare presa (stanti almeno i sondaggi), Maria Elena Boschi ci riprova. Le previsioni sul referendum di dicembre non dicono bene al governo? Proviamo a puntare ancora più in alto anche a costo di bruciarci tutta la credibilità, devono aver pensato a palazzo Chigi. Non c’è altra spiegazione per giustificare l’ingiustificabile, vale a dire il tirare in ballo i malati di tumore che, spiega il ministro, beneficeranno della riforma costituzionale se passerà il Sì al referendum.

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“Faccio degli esempi concreti – spiega la Boschi, intervistata da Uno Mattina – ad esempio la sanità. Oggi non c’è lo stesso diritto di ciascun cittadino di qualunque regione di accedere allo stesso tipo di cure per malattie molto gravi come il tumore. Se passa la riforma avremo invece il dovere, l’esigenza che ci sia lo stesso tipo di diritti e quindi di servizi per i cittadini a prescindere dalla regione dove vivono“. Una verità, quella espressa dal ministro, che però non ha nulla a che vedere con la riforma costituzionale oggetto del voto. Anzitutto perché la garanzia di cui (stra)parla è già presente nell’attuale Carta fondamentale, all’articolo 32 il quale recita: ‘La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti‘. Passaggio della Costituzione che viene anche citato dal conduttore, ma di fronte al quale la Boschi fa orecchie da mercante. In secondo luogo il tema della sanità è sì compreso all’interno della riforma, ma non nella direzione che la bionda Maria Elena vorrebbe far credere. E’ vero che la potestà legislativa passerà – meglio: tornerà – allo Stato, ma competenti per la destinazione dei fondi relativi alle prestazioni saranno sempre le regioni, che continueranno a fare il bello (poche) e il cattivo (quasi tutte) tempo. Se si fosse voluto raggiungere l’obiettivo dell’efficientamento del Servizio sanitario nazionale, allora il ministro avrebbe dovuto togliere direttamente qualsiasi competenza decentrata in materia per riassegnarla al dicastero della Salute. Di fatto esautorando le regioni, che ne uscirebbero totalmente depotenziate dato che il settore sanità vale attorno al 60/70% dei loro bilanci. E invece si è preferito abolire (male) le provincie…

Nicola Mattei

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2 Commenti

  1. Ricordo quando al Berlusca si imputava la scelta delle donne in politica basata esclusivamente su un discrimine di bellezza (se non di altro..) Dopodichè questi Censori 2.0 ti impongono come Ministro una Boschi. Mah… se non altro una Mara Carfagna era veramente una bellissima donna, senza fondoschienone e gamboni cellulitici.

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