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Roma, 15 mag – E’ stallo tra governo e Regioni sulle riaperture. Il confronto è rimandato, mentre il tempo stringe. Sì, perché il 18 maggio dovrà essere in vigore il decreto sulle riaperture ma i governatori e il premier sono divisi su più fronti, dalla data in cui sarà possibile spostarsi tra diverse regioni – Conte vuole tenere chiusi i “confini” fino al 3 giugno ma i presidenti di Regione chiedono di riaprirli il prima possibile – alle linee guida per riaprire in sicurezza, giudicate troppo stringenti.



“Quattro metri quadrati per i clienti di bar e ristoranti? Così non riapre il 70% delle attività”

Secondo quanto riporta l’AdnKronos, nelle prossime ore quindi ci sarà un nuovo confronto per trovare la quadra. E’ probabile quindi che i governatori otterranno la possibilità di derogare ad alcune norme, considerate troppo stringenti, senza però far ricadere tutto il peso sulle Regioni. L’esempio più lampante è quello dei 4 metri quadrati previsti per i clienti di bar e ristoranti, giudicata una distanza di sicurezza eccessiva dai governatori e su cui pare sia d’accordo anche il governo. “E’ troppo… inapplicabile, porterebbe alla chiusura del 70% delle attività“, spiegano fonti del governo. “E’ una misura che va rivista, per trovare una soluzione condivisa”, spiegano le stesse fonti. E si tratta soltanto di una delle linee guida stilate da Inail e Istituto superiore di sanità per il settore della ristorazione su cui si stanno confrontando governo centrale e enti locali.

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“Evitare ogni ambiguità sulle linee guida per i protocolli di sicurezza”

Nel dettaglio, i governatori chiedono la modifica del comma 6 dell’articolo 1 della bozza del decreto per le riaperture. Le Regioni adottano quindi una linea unitaria nel richiedere che si eviti ogni ambiguità sulle linee guida riguardo ai protocolli per riaprire le varie attività in sicurezza da lunedì. Il comma in questione recita: “Le attività economiche e produttive sono consentite a condizione che rispettino i contenuti di protocolli o linee guida, idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di esercizio o in ambiti analoghi, adottati a livello nazionale. Le singole regioni – si legge ancora – possono adottare propri protocolli nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali. Le misure limitative delle attività economiche e produttive possono essere adottate, nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, con provvedimenti emanati ai sensi dell’articolo 2 del decreto legge”.
La richiesta delle regioni, a quanto viene riferito, è quella che non ci sia alcun margine discrezionale. Si insiste inoltre sulla necessità che non sia prevista alcuna responsabilità penale per chi va oltre le indicazioni del protocollo Inail.

Zaia: “Non è scandaloso approccio a macchia di leopardo”

Il problema è che sarà complicato gestire ordinanze differenti da regione a regione. E anche sulla chiusura dei confini regionali fino al 3 giugno, i governatori si stanno organizzando con accordi bilaterali. il Veneto, per esempio, è pronto a dare il via libera in accordo con Friuli Venezia Giulia e Trentino al passaggio tra le province di confine già da lunedì. “Si potranno visitare i congiunti, vista l’esigenza manifestata da numerosi cittadini”, hanno annunciato Zaia e Fedriga in una lettera. E proprio il governatore veneto fa presente che “non è scandaloso un approccio a macchia di leopardo” nelle deroghe. “Se la distanza tra ombrelloni è troppo ampia mi pare giusto che un sindaco faccia un’ordinanza per ridurla, sotto la sua responsabilità”, afferma Zaia.

Adolfo Spezzaferro

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