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imageRoma, 28 giu – Due giorni fa, in Senato, si è consumato lo stupro alla scuola italiana voluto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi con l’imposizione del voto di fiducia sul maxi emendamento. La riforma, molto controversa e duramente contestata da studenti e sindacati, è stata approvata, non senza grosse polemiche di M5s Sel e Lega, con 159 voti favorevoli e 112 contrari. Vediamo in breve quali sono i punti salienti della riforma.

AUTONOMIA SCOLASTICA – L’autonomia scolastica è stata ora potenziata e prevede la possibilità di rimodulare il monte ore annuale di ciascuna disciplina, la programmazione plurisettimanale e flessibile dell’orario complessivo. Le scuole ora dovranno garantire anche l’apertura pomeridiana e hanno la possibilità di rimanere aperte agli studenti nei periodi di sospensione delle attività didattiche attivando apposite attività educative, ricreative, culturali, artistiche e sportive.

GRADUATORIE AD ESAURIMENTO (GAE) – Nelle intenzioni originarie del governo c’era la volontà di chiudere tutte le Gae anche qualora non fossero esaurite. In questa prospettiva qualora degli aspiranti si fossero trovati esclusi dalle famose 100 mila assunzioni non avrebbero più avuto la possibilità di essere in messi in ruolo tramite Gae, e sarebbero stati costretti dopo anni di precariato a partecipare ad un nuovo concorso. Per fortuna la norma è stata modificata dal maxi emendamento stabilendo che le Gae possono essere chiuse solo effettivamente esaurite cioè solo quando tutti gli aspiranti siano stati assunti in ruolo.

ORGANICO DELL’AUTONOMIA – L’organico dell’autonomia è il nuovo tipo di organico introdotto dalla riforma, esso è distinto e in aggiunta all’organico “classico” formato in base al numero delle cattedre. In sostanza prevede l’assegnazione di un numero di posti calcolati sul numero degli alunni e delle classi da dedicare alle supplenze, ai distacchi dei collaboratori scolatici e al potenziamento dell’offerta formativa. La maggior parte delle 100 mila assunzioni verranno effettuate su questi posti.

RETI DI SCUOLE – Il ddl prevede la costituzione a partire dal 2016 (l’anno scolastico 2015/16 è transitorio) di ambiti subprovinciali nei quali istituire delle reti di scuole. Queste reti attraverso specifici accordi, di cui il Miur emanerà le linee guida, potranno condividere sia i docenti sia le segreterie scolastiche.

PIANO OFFERTA FORMATIVA – Il piano dell’offerta formativa (pof) non sarà più annuale ma diverrà triennale e prevederà la quantizzazione del fabbisogno dell’organico dell’autonomia

RECLUTAMENTO DOCENTI – Dopo l’immissione in ruolo dei circa 100 mila docenti, le nuove assunzioni potranno essere effettuate solo attraverso il superamento di concorso per titoli ed esami. Il docente neoimmesso in ruolo (compresi i 100 mila) verranno assegnati agli ambiti subprovinciali dai quali saranno scelti dai dirigenti scolatici in base a competenze e curriculum. E’ permesso al docente di proporsi presso una terminata scuola.

LE CRITICITA’ – Queste sono le principali innovazioni previste dalla riforma. Si devono sottolineare però le numerose criticità in merito. Innanzitutto lo strano taglio delle deleghe al governo operato dal maxi emendamento: in particolare il rafforzamento dell’autonomia scolastica, dei poteri del preside per la scelta e la valutazione dei professori e l’ampliamento delle competenze amministrative delle scuole.

C’è il forte sospetto che sia stato questo il prezzo da pagare per l’imposizione della fiducia. Non è che il fatto che il governo Renzi non legiferi su queste materie sia un male in se, vista la sua incompetenza, ma vi è il rischio concreto che queste leggi si arenino nelle secche parlamentari o che se dovessero essere licenziate dal parlamento esse ne escano snaturate nelle intenzioni e nell’efficacia. Si configurerebbe a questo punto la seria possibilità che una riforma già non brillante esca monca o contraddittoria e più confusionaria di quanto già non sia.

Va rilevato inoltre che le tanto decantate assunzioni sono uno specchietto per le allodole perché se è vero che stabilizzano di fatto la questione del precariato non apportano in realtà un vero e proprio aumento dell’organico delle scuole. Questo accade perchè i docenti dell’organico dell’autonomia dovranno coprire i docenti titolari di cattedra assenti rimanendo sostanzialmente dei supplenti. Per questo non stupisce come il governo abbia trovato i fondi per le assunzioni: di fatto sono gli stessi docenti inseriti nelle gae che da anni effettuano le supplenze.

Inoltre qualora il potenziamento dell’offerta formativa non dovesse essere programmato con cura si potrebbe assistere ad un increscioso fenomeno di bivacco dei docenti cioè professori che stanno a scuola senza fare nulla.

Ulteriori perplessità nascono dalla previsione della possibilità delle reti di scuole di condividere le segreterie scolastiche. Queste ultime che sono già fortemente sotto organico, nell’anno scolastico 15/16 c’è stato un ulteriore taglio di 2 mila unità di personale, potrebbero trovarsi con un ulteriore taglio dovuto alla possibilità di condivisione del personale a fronte però di una ricollocazione di alcune competenze amministrative in senso agli ex provveditorati anche essi fortemente sottorganico ( Si stima che il personale in servizio presso gli uffici del Miur sia di 4 mila unità a fronte di un fabbisogno di 8 mila).

Infine quello che desta più preoccupazione dal punto di vista dell’insegnamento sono due norme introdotte dal ddl: la possibilità di rimodulare i quadri orari e l’aumento delle ore di alternanza scuola lavoro.
Nella possibilità da parte delle scuole di rimodulare i quadri orari, che oggi era si prevista dalla riforma Gelmini ma regolata da precisi limiti, si ravvisa l’ennesimo tentativo di scardinare l’impianto umanistico della riforma Gentile. E’ infatti alta la probabilità che, sopratutto negli istituti tecnici e professionali vista la possibilità di finanziamenti privati alle scuole, siano proprio le materie umanistiche a pagare il prezzo più caro, materie che sono fondamentali per la formazione del pensiero critico e di una coscienza civile.

Il ddl inoltre potenzia l’alternanza scuola-lavoro e la introduce per la prima volta anche nei licei, prevedendo la possibilità che essa sia svolta durante il periodo di sospensione delle lezioni, in pratica durante le vacanze. In sostanza, con la scusa della preparazione al mondo del lavoro, consegna alle imprese manodopera a costo zero priva di qualsiasi tutela, in periodi che per lo studente dovrebbero essere di riposo e di meditazione sulle conoscenze acquisite. Insomma si assiste ad un ulteriore consolidamento tra il mondo della lavoro e quello della scuola attraverso un percorso che ti accompagna dalla culla alla fabbrica.
In conclusione possiamo dire che in assenza dei decreti attuativi e nell’attesa della promulgazione da parte del parlamento delle norme fondamentali, come la valutazione di presidi e docenti, prima previste come materia di delega governativa, siamo in presenza dell’ennesima riforma della scuola confusionaria e piena di criticità.

Roberto Derta

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