Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 24 ott – Come era prevedibile, il premier Giuseppe Conte non ha chiarito nulla sugli incontri tra il ministro della Giustizia Usa William Barr e i vertici dei nostri servizi segreti sul cosiddetto Russiagate. E per di più, dopo l’audizione al Copasir, ha pensato bene – anche per sviare l’attenzione – di attaccare il leader della Lega Matteo Salvini sulla vicenda dei presunti fondi russi al Carroccio. Ma le responsabilità del premier restano. Anzi, con il suo essersi tirato fuori dalla misteriosa spy story – fermo restando che quanto riferito al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica non è divulgabile – lascia molti interrogativi irrisolti (oltre che la “patata bollente” ai vertici della nostra intelligence). Sì, perché il fatto che Conte dica “non ho mai interloquito con Barr e Trump” non lo solleva dalle responsabilità. Anzi, avrebbe dovuto gestire personalmente quegli incontri, proprio in virtù di quella delega ai Servizi che lui proprio non vuole mollare. Fa ancora più sorridere quando poi chiarisce che “gli Usa hanno acclarato che l’intelligence italiana è estranea alla vicenda“. Sì, certo. Come no. Ha invece messo a disposizione dell’amministrazione Trump i nostri Servizi. Lo stesso premier ha ammesso che “dopo la richiesta arrivata a giugno per via diplomatica” sono state “effettuate ricerche in archivio, reperiti documenti, svolti accertamenti”.

Una spy story tutta romana

Quello che si sa è che, come ha confermato Conte, l’amministrazione Usa voleva scoprire che fine avesse fatto Joseph Mifsud, il misterioso professore maltese che frequentava la Link University di Roma, e che nel Russiagate ha un ruolo chiave. Nel 2016 infatti è proprio lui a rivelare allo staff della campagna elettorale di Trump che i russi hanno numerose mail compromettenti contro la candidata dei democratici Hillary Clinton. Incontra più volte il collaboratore dello staff per le presidenziali George Papadopoulos ma un anno dopo fa perdere le sue tracce. E Trump si convince che in realtà Midsuf sia un “agente provocatore” di alcuni servizi segreti europei con l’obiettivo di dimostrare che il presidente Usa aveva cercato di incastrare la Clinton. Ecco perché ora gli americani lo stanno cercando. In ogni caso tutte le indagini conducono a Roma. Appare quindi poco credibile quanto afferma il premier, ossia che i nostri Servizi siano estranei alla vicenda.

Con il “rapporto Barr” sapremo se Conte ha omesso qualche dettaglio

Il punto è che tra un mesetto circa Trump renderà noto il “rapporto Barr” e verrà fuori anche quanto scoperto nel nostro Paese. Dettagli che potrebbero mettere in difficoltà Conte, nonché le strutture dei nostri Servizi perché, come è stato sottolineato al Copasir, per fare un favore al ministro Usa è stata seguita una procedura atipica. Quella standard infatti è trasparente e coinvolge sia Palazzo Chigi che il ministero della Giustizia. “Se ci fossimo rifiutati” di ascoltare le richieste americane “avremmo arrecato” dei danni alla nostra intelligence e sarebbe stato “un atto di scortesia” nei confronti di un alleato storico, si giustifica il premier.

Conte attacca Salvini sui presunti fondi russi alla Lega

In ogni caso, Conte in conferenza stampa invece che dare spiegazioni plausibili preferisce attaccare l’ex alleato: “Forse Matteo Salvini dovrebbe chiarire che ci faceva con Savoini, con le massime autorità russe, il ministro dell’Interno, il responsabile dell’intelligence russa. Dovrebbe chiarirlo a noi e agli elettori leghisti. Dovrebbe chiarire se idoneo o no a governare un Paese”. La replica del leader della Lega è arrivata a stretto giro. Intervistato a Zapping, Salvini a parlato di un Conte “fra il nervoso e il disperato perché è ormai è in un angolino”. Il premier, ha detto ancora l’ex ministro dell’Interno “ha promesso mari e monti e poi si è rivelato per quello che è: un bluff”. “Saranno gli americani che si sono inventati cose strane – conclude il capo del Carroccio -. Ha fatto tutto di nascosto, se va bene così“.

Adolfo Spezzaferro

1 commento

Commenta