Roma, 24 ott – Personalmente non credo al caso. Non ho mai creduto in esso e non principierò ora a farlo. Quando qualcuno dice che “bisogna togliere il voto agli anziani”, come è accaduto in questi giorni, egli sta incarnando, di fatto, lo Zeitgeist, lo “spirito del tempo”: ed è un tempo che si è consegnato al giovanilismo compulsivo, perché l’odierna fase flessibile del just in time e del capitalismo precarista è per sua essenza giovanilistico e nemico giurato della categoria dell’anziano. Perché? Intanto, perché non permette a nulla di maturare, secondo quella che già per Goethe era la cifra del moderno.

Oggi il capitalismo ci vuole eterni giovani

Tutto deve essere rapido e senza maturità, proprio come i giovani sono. Essi vivono in vista di una stabilità e di una maturità a venire e che in realtà, nel quadro dell’odierno sistema del precariato a tempo indeterminato, mai giungerà. L’odierno modello di sviluppo vorrebbe farci vivere tutti come eterni giovani, cioè come eterni precari della Erasmus generation: senza posto fisso, senza fissa dimora, dediti solo al plusgodimento della movida permanente. Una vita aprospettica e senza radici, di pura erranza e di puro godimento nello spazio effimero dell’hic et nunc. Del doman non v’è certezza. L’anziano, per parte sua, ha memoria ed esperienza: ricorda i tempi delle lotte e dei diritti, ha coscienza storica e ha maturato una serie di esperienze che, per ovvie ragioni, non hanno i millennials, i nativi a capitalismo integrale venuti al mondo dopo il 1989.

L’esempio dei greci

L’anziano – che è indotto oggi a vivere egli stesso come un giovane, emulandone gli stili e cancellando in ogni modo le tracce del tempo che avanza – ricorda il passato. E sa confrontare il miserrimo presente con il tempo in cui quelli che oggi sono considerati privilegi inaccettabili erano diritti per tutti. Ha memoria storica e sufficiente esperienza per giudicare a dovere l’odierna disumanizzazione dei rapporti umani, quale si esprime negli uteri in affitto, nell’usurocrazia dilagante, nella sottrazione capitalistica dei bambini alle famiglie di modeste condizioni, ecc. Pare superfluo rammemoraralo. I greci, che anche in questo erano assai più saggi dei postmoderni, tributavano grandi onori agli anziani. Dagli anziani i giovani si recavano con gioia per apprendere, per abbeverarsi alla fonte della loro esperienza e del loro sapere consolidato.

Così si spinge a scrivere Aristotile nell’“Etica a Nicomaco” (1143 b): “si deve dare ascolto ai detti non dimostrati e alle opinioni degli esperti e degli anziani o dei saggi, non meno che alle dimostrazioni, infatti, per il fatto di avere l’‘occhio’ che deriva dall’esperienza, essi vedono correttamente”. E, in termini affini, così spiega lo Stagirita nella “Politica” (1332 b): “la natura ha fornito la distinzione, avendo fatto quel che è nel genere lo stesso di due parti, una più giovane, l’altra più anziana: a quelli conviene sottostare al comando, agli altri comandare”. Il nostro presente “compiutamente peccaminoso” (Fichte) ha, anche in questo caso, stravolto l’ordine naturale delle cose.

Sono i giovani, oggi, a dover dettare legge. Gli anziani debbono seguire i giovani, emularli: ed ecco che si tingono i capelli e indossano i jeans. I giovani sono, del resto, i consumatori ideali, gli abitatori perfetti del mondo a forma di merce. Sono i non maturi per eccellenza. Ed ecco che, non per caso, proprio mentre si propone di togliere il voto agli anziani, si avanza contestualmente l’ipotesi di darlo ai sedicenni. Privi di esperienza e di memoria, di cultura e di sapere, i giovanissimi figurano come gli schiavi ideali del nuovo totalitarismo seducente dei consumi, del nuovo regno dell’effimero.

Diego Fusaro

2 Commenti

  1. Diego Fusaro scrivi anche qua?
    Allora lo vedi che sei un fascio?
    Allora lo vedi quanto cazzo sei coglione?
    La storia ti ricorderà come un pagliaccio scemo che non ha mai fatto ridere; come un peto di un’anziana signora costretta a vivere con il catetere. Sarai ricordato per quello che sei: il nulla assoluto.
    Coglione.

  2. Diego, ti sembra una stupidaggine il punto che ha indicato Fusaro in questa pagina? E’ come dire che il nero è chiaro, che il bianco è scuro. Come contraddire l’ovvio — l’anziano (mediamente) ha più conoscenza, non perché sia più intelligente, bensì perché l’aver visto cose che al giovane sono precluse per innegabili ragioni oggettive: la vita del giovane è, per il momento, breve. A tempo debito, vedrà cose, vivrà esperienze e diverrà egli stesso anziano. Cosa non ti torna?

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