Roma, 28 giu – Si aprirà oggi alle 15 a Bruxelles il Consiglio europeo che dovrà affrontare il nodo immigrazione e il superamento del regolamento di Dublino. Come già annunciato, l’Italia è decisa a giocarsi la carta del veto, se non verrà messo nero su bianco che tutti i Paesi dovranno condividere la responsabilità dei salvataggi in mare degli immigrati. “Il modello Lifeline sia il caso spartiacque”, ha detto il premier Giuseppe Conte in Senato. In effetti, lo spartiacque è la nuova linea dell’Italia, che costringe i Paesi Ue a rivedere gli accordi sull’accoglienza. La cancelliera tedesca Angela Merkel stamattina ha messo le mani avanti: “Senza accordo a 28, avanti con i volonterosi”.
Insomma, i Paesi Ue arrivano al delicato vertice divisi come mai prima. Nell’agenda europea anche i meccanismi di controllo dei conti pubblici e l’unione monetaria, la Brexit, sicurezza e difesa. Ma il fronte accoglienza è il nodo cruciale.
Italia e Francia sono ai ferri corti, con i continui insulti tra il presidente Macron e il vicepremier Matteo Salvini. La cancelliera Merkel rischia la caduta del suo governo, con il ministro dell’Interno Horst Seehofer molto più vicino alla linea dura dell’Austria e del cancelliere Sebastian Kurz. In tal senso ogni passo verso le richieste dell’Italia sarà un avvicinarsi alla linea dura (condivisa anche dal nostro ministro dell’Interno Salvini).
L’Italia, dal canto suo, si presenta con due precise richieste – che vanno prese in considerazione, altrimenti niente sottoscrizione delle conclusioni del Consiglio, avverte Roma. La prima richiesta è quella di un meccanismo di responsabilità condivisa con altri Paesi Ue per quanto riguarda lo sbarco degli immigrati salvati in operazioni di ricerca e soccorso in mare. Come nel caso dell’Aquarius, deve essere possibile far sbarcare gli immigrarti soccorsi non solo e sempre in Italia, ma anche in altri Stati membri costieri, e poi dovrebbe essere possibile comunque redistribuirli fra altri Paesi Ue per procedere alla loro identificazione e registrazione, e al loro smistamento fra i richiedenti asilo e i cosiddetti migranti economici, dopo l’accertamento di chi rispetta le condizioni per ottenere la protezione internazionale.
La seconda richiesta dell’Italia riguarda il finanziamento, da parte dell’Ue e degli Stati membri, dei fondi destinati alle azioni per arginare i flussi sulla rotta del Mediterraneo centrale. Mancano, secondo la Commissione europea, almeno 500 milioni di euro. Se non ottenesse quanto chiesto, l’Italia minaccia di bloccare il pagamento della seconda “tranche” da tre miliardi di euro dei fondi Ue per i rifugiati (per lo più siriani) in Turchia, una condizione fondamentale dell’accordo con Ankara che ha permesso di ridurre quasi a zero i flussi lungo la rotta balcanica.
In sostanza, la posizione dell’Italia al Consiglio europeo è questa: se si vogliono fermare i “movimenti secondari”, ossia i trasferimenti dei richiedenti asilo in altri Stati membri, diversi da quello di primo arrivo, bisogna cercare di risolvere anche il problema dei “movimenti primari”, gli arrivi nell’Ue degli immigrati, la cui gestione non deve restare un onere solo dei Paesi in prima linea sulle rotte migratorie, e in particolare dell’Italia.
Questa proposta è un’alternativa concreta per bypassare le difficoltà che al momento appaiono insuperabili nel negoziato sulla riforma del regolamento di Dublino sul sistema dell’asilo Ue. L’Italia vuole la riforma, ma non è disposta ad accettare un nuovo sistema – come quello che aveva proposto la presidenza di turno bulgara del Consiglio Ue – che contempli comunque il principio iniquo del Paese di primo approdo (statisticamente quasi sempre l’Italia), su cui ricadono tutti gli oneri della gestione dei richiedenti asilo. Sul fronte mediterraneo non è ancora chiaro quanti Paesi Ue sosterranno le posizioni dell’Italia. Intanto la Merkel al Bundestag stamattina ha detto: “Non possiamo lasciare soli i Paesi in cui si verifica la maggior parte degli arrivi. Questo è il nodo centrale del regolamento di Dublino 3”. La cancelliera ha anche sottolineato che “chi chiede asilo non può scegliersi il Paese in cui chiederlo“. Quindi la Merkel ha aggiunto: “Fino a quando su tutto questo non ci sarà un consenso a 28 andremo avanti con una coalizione dei volonterosi”.
Per quanto riguarda gli altri punti in agenda, Conte ha già anticipato che nella Ue serve meno rigidità nei meccanismi di controllo sui conti pubblici. Perciò l’Italia dirà sì alla condivisione del rischio, ma dirà no alla proposta di un Fondo monetario europeo “che, lungi dall’operare con finalità perequative, finisca per costringere alcuni Paesi verso percorsi di ristrutturazione predefiniti, con sostanziale esautorazione del potere di elaborare, in autonomia, politiche economiche efficaci”. Quello che l’Italia vuole evitare come la peste, dice in sostanza Conte, è una troika in stile Grecia che venga a farci le pulci. Su questo fronte quindi l’Italia si contrappone chiaramente all’asse franco-tedesco.
“Siamo contrari – ha sottolineato il premier – ad ogni rigidità nella riforma del Meccanismo europeo di stabilità, soprattutto perché nuovi vincoli al processo di ristrutturazione del debito potrebbero contribuire, proprio essi, all’instabilità finanziaria anziché prevenirla”. Anche perché, come ha evidenziato Conte, “il debito pubblico italiano è oggi pienamente sostenibile. Dobbiamo certamente puntare alla sua riduzione, ma in una prospettiva di crescita economica”.
Ai partner europei l’Italia ricorderà – ha aggiunto il ministro per gli Affari europei Paolo Savona – che il nostro debito pubblico “ha dietro un ingente patrimonio pubblico e privato, nell’ordine dei settemila miliardi di euro, una propensione al risparmio delle famiglie comparativamente elevata rispetto all’Europa e una solida economia, con una componente di rilievo capace di affermarsi nella competizione internazionale”.
Adolfo Spezzaferro

Commenta