Catanzaro, 17 dic – Abuso d’ufficio con l’aggravante di favoreggiamento della ‘ndrangheta e delle sue imprese. È l’accusa al presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio (Partito Democratico) da parte della procura antimafia di Catanzaro, diretta dal procuratore capo Nicola Gratteri. Per il governatore è stato disposto l’obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore, piccolo paese del cosentino.

Secondo l’accusa, Oliverio avrebbe agevolato gli “inciuci” di Giorgio Barbieri, nome noto nel mondo dei grandi appalti del cosentino, già in passato finito al centro di una maxi-inchiesta come braccio economico del clan Muto, già in passato arrestato per i suoi legami con i clan e oggi nuovamente finito in manette. Ma nei guai è finito anche l’ex sindaco di Pedace, Marco Oliverio (nessuna parentela con il governatore), destinatario di un provvedimento di obbligo di dimora.


Al centro dell’indagine, diversi maxi-appalti pubblici fra cui la riqualificazione del comprensorio sport-natura di Lorica, famosa località sciistica del cosentino. L’appalto già in passato era finito al centro di un’indagine che aveva rivelato come i clan Muto, di Cetraro, e Piromalli di Gioia Tauro, avessero creato un vero e proprio cartello di ditte per aggiudicarsi in via diretta o indiretta i maggiori appalti in tutta la Calabria.

Nel cosentino, hanno scoperto gli investigatori, il gruppo di riferimento sarebbe stato proprio quello dei Barbieri. Nel corso dell’indagine erano stati individuati anche trasferimenti diretti di denaro da uomini di Franco Muto, il boss di Cetraro e “re del mercato del pesce”.

Da un’intercettazione ascoltata nel corso di quell’inchiesta erano emersi contatti fra il governatore Oliverio e uno degli uomini di riferimento per i clan nel mondo degli appalti, Giorgio Morabito. Ascoltato dalle cimici, era stato proprio Morabito a raccontare all’imprenditore Barbieri di aver passato una giornata a Lorica, per poi vedere a cena Oliverio.

Adolfo Spezzaferro

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