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Col senno di poi è facile. Salvini non aveva (quasi) alternative

by Davide Di Stefano
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Roma, 29 ago – Del senno di poi ne son piene le fosse. Poi, senza mondiali e con la crisi di governo a ferragosto, da 60 milioni di commissari tecnici siamo passati a 60 milioni di politologi e/o spin doctor. Tra ieri e l’altro ieri, con lo spettro del governo 5 Stelle-Pd che si è rivelato sempre più concreto fino a materializzarsi, il tiro al bersaglio contro Matteo Salvini “che ha sbagliato tutto consegnando l’Italia alla sinistra”, si è fatto sempre più incessante. Del resto quando giochi una partita, quando azzardi e poi perdi, la paghi. Totti si è fatto conoscere al mondo con il “cucchiaio” a Van der Sar, ma, se il portiere olandese fosse rimasto in piedi parando il rigore, l’ex pupone avrebbe fatto la figura del coglione come un Pellè qualsiasi.

Salvini non è più infallibile

Salvini ha perso dunque la sua aura di infallibilità e la rabbia di tutti quelli che vivono come un incubo l’avvento del governo giallofucsia è in parte giustificata. Ma quando tra il 7 e l’8 agosto Salvini ha aperto la crisi di governo, lo scenario più probabile erano proprio le elezioni in autunno. E non solo per quanto sostenuto su questo giornale; un po’ ovunque quasi tutte le ricostruzioni (basta fare una ricerca su google cercando gli articoli tra l’8 e il 10 agosto) vertevano sul capire “quando” si sarebbe andati al voto e non “se”. Al massimo le divergenze riguardavano l’ipotesi del voto in autunno o in primavera e le tempistiche della manovra. Un ribaltone per un accordo politico tra Pd e 5 Stelle, mantenendo Conte premier pure con una maggioranza diversa (fatto inedito nella storia italiana), per un esecutivo di legislatura con l’obiettivo di durare fino al 2023, non era stato ipotizzato praticamente da nessuno nei primi giorni della crisi. Né sulla stampa, né nelle discussioni da bar sui social network. Si parlava al massimo di “governo del presidente”.

Questa è una crisi di sistema

Quello che a molti non è chiaro è che questa non è solo una crisi di governo, ma una crisi strutturale della politica parlamentare: lascerà strascichi pesanti e rappresenta un’accelerazione di un processo che ci porterà alla post democrazia, o in ogni caso alla fine anche formale di un dato sistema politico. Non serve nemmeno più l’intervento esterno per ribaltare il consenso. Niente spread, titoli dei giornali con scritto “fate presto”, niente narrazioni basate sulla bravura dei tecnici con il loden come nel 2011. Quasi dieci anni dopo sono gli stessi partiti, sia di potere come il Pd, sia in balia del potere come il Movimento 5 Stelle, che pur di assecondare le élite e conservare il posto ai propri parlamentari, sconfessano quanto urlato fino a due giorni fa e rendono possibili in poche ore accordi che fino a un minuto prima sembravano fantapolitica.

Salvini fregato dal “sor tentenna” Zingaretti

Qui sta l’errore di Salvini. Nel non comprendere fino in fondo la natura e la forza delle élite ed aver sopravvalutato la leadership e l’importanza del consenso per Di Maio e Zingaretti. E che gli schemi ormai sono saltati e vale tutto, anche andare contro il volere dell’80% dei propri elettori come nel caso dei pentastellati. I leader dei due partiti che daranno vita al nuovo governo avrebbero avuto tutto l’interesse ad andare al voto in autunno come ipotizzato dal segretario leghista. Di Maio è il volto 5 Stelle legato all’esperienza di governo con la Lega e nel nuovo esecutivo giallofucsia non potrà che finire marginalizzato. Zingaretti avrebbe potuto finalmente derenzizzare i suoi parlamentari, mentre per il Pd uscire dalle urne come prima forza di opposizione al destra-centro a guida salviniana, avrebbe rappresentato un’occasione di rilancio politico sul lungo periodo.

L’iniziativa di Renzi e l’incoerenza di Salvini

Proprio la debolezza di Zingaretti (e in parte di Di Maio) è stata il tallone d’Achille di Salvini. Dopo un paio di giorni in cui tutti sembravano pronti al voto, l’11 agosto le dichiarazioni di Renzi e Grillo hanno cambiato tutto. L’ex premier in particolare ha schierato le sue truppe parlamentari sul fronte del non voto, trovando terreno fertile tra i colonnelli del Pd. Da Prodi a Bettini, da Franceschini a Delrio, in poche ore hanno costretto Zingaretti a riposizionarsi e ad aprire ai 5 Stelle. E’ qui che Salvini si è incartato, iniziando ad organizzare un’improbabile marcia indietro. Dalla proposta di votare il taglio dei parlamentari chiesto dai 5 Stelle, ai messaggi di amicizia inviati a Di Maio, fino ad arrivare in modo disperato ad offrire al capo politico dei 5 Stelle il ruolo di premier in un nuovo esecutivo gialloverde, Salvini ha rinunciato ad una delle caratteristiche principali della sua comunicazione politica: la coerenza. Gli italiani hanno capito che era pentito di aver aperto la crisi di governo. Passare in pochi giorni dal condannare senza appello i “no” grillini chiedendo urne e “pieni poteri”, al supplicare Di Maio di tornare insieme, è stato un errore grave. Forse il solo veramente ascrivibile a Salvini.

Salvini doveva staccare la spina

Tutti da tempo chiedevano al segretario leghista di staccare la spina. A detta di Giorgetti (il “Richelieu” della Lega) avrebbe dovuto farlo prima, subito dopo le elezioni europee. E cosa sarebbe cambiato? Senza la scusa della legge di bilancio da fare in fretta, con la crisi di governo aperta a giugno, non avrebbero fatto ugualmente l’inciucio giallofucsia? Senza contare che l’apertura della crisi sarebbe risultata ancora più immotivata, mentre in questi ultimi mesi Salvini ha quantomeno provato ad accentuare le tensioni con i 5 Stelle per giustificare la fine dell’esecutivo. E allora perché non proseguire con l’esperienza di governo gialloverde? Sarebbe probabilmente stato nell’interesse dell’Italia, ma non in quello di Salvini.

Il leader leghista ha vissuto questi 14 mesi di governo come una prosecuzione della campagna elettorale, riuscendo a raggiungere ad inizio agosto quasi il 40% dei consensi da sondaggio. Un limite strutturale in Italia su un singolo leader politico, come ben sanno Berlusconi e Renzi. Dopo il primo anno di luna di miele con gli elettori inoltre, stare al governo inizia a far perdere sempre consensi: l’effetto novità svanisce e alcuni punti di forza, come il braccio di ferro con le navi Ong sullo sbarco degli immigrati, iniziano a perdere il loro effetto moltiplicatore di consensi, se poi non si affiancano operazioni più concrete e di lungo periodo (tipo le centinaia di migliaia di rimpatri promessi…). C’è poi la questione della legge di bilancio, dove solo per scongiurare l’aumento dell’Iva servono 30 miliardi: dove trovare dunque le coperture per la Flat Tax e quanto deficit sarebbe riuscito a fare per ulteriori manovre espansive? Provare a passare all’incasso con il voto, pur con il rischio ormai concreto di un lungo periodo all’opposizione sembra comunque la scelta migliore per le ambizioni di Salvini (diventare premier, più che salvare l’Italia).

E’ probabile inoltre che il segretario leghista non sia dotato di una visione a lungo termine della politica, dimostrando poco interesse nel contrastare (ed eventualmente sostituire dove possibile) tutto quel deep state che l’ha sempre combattuto. L’opposto invece di quanto fatto dal Partito Democratico, partito dell’establishment per eccellenza, che all’ipotesi delle elezioni ha invece preferito l’idea di andare per tre anni e mezzo al governo, gestire le nomine di Csm, Corte Costituzionale etc e puntare ad un ruolo decisivo per l’elezione del presidente della Repubblica nel 2022. E il consenso? Poi si vedrà, tre anni e mezzo (se l’accrocco di governo coi 5 Stelle reggerà) sono lunghissimi al tempo dei social network. E ancora più lunghi risulteranno a Salvini, re della comunicazione veloce, che dovrà dimostrare di saper reggere una probabile lunga traversata del deserto.

Davide Di Stefano

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11 comments

Mauro 29 Agosto 2019 - 5:27

Salvini cerca di convincere altri parlamentari di altri gruppi delle due camere di non votare la fiducia a questo governo di M… Non serve a nulla scendere in piazza a Manifestare, le cose possono cambiare solo con un insurrezione Popolare Armata e con l’appoggio dell’esercito che non è il Ministro della Difesa, ma i Generali dell’esercito.Golpe

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Serena 29 Agosto 2019 - 6:39

Sicuramente Davide ha ragione ma intanto siamo in balia dei sinistri peggio di prima. E finirci ora quando eravamo sicuri di essercene liberati per almeno 30 anni (così diceva Salvini), non è incoraggiante. Anzi, non so voi ma io sono quasi disperata

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Filippo 29 Agosto 2019 - 9:00

Ma vogliamo prescindere da Salvini e dalla Lega e pensare al futuro, sempre che ce ne sia uno, della Destra Radicale o se preferite dell’area nazionalrivoluzionaria a cui io mi sento appartenere? Dobbiamo ormai pensare che oltre Salvini non ci sia più niente? Vi rendete conto che apparteniamo a una famiglia ideologico-culturale pazzesca che annovera fra i suoi riferimenti storici il fior fiore del mondo intellettuale e politico del ‘900? Chi se ne fotte di Salvini che nemmeno sa chi è un Drieu o un Alessandro Pavolini, un José Antonio Primo de Rivera o un Codreanu, un Goebbels o un Farinacci…..tanto per buttare lì quattro nomi…..e insomma, e che cazzo!!!
Salvini fa i suoi interessi e quelli della Lega, e Noi??!!!?? Qual è il Nostro Progetto? Ne abbiamo uno? No, e Allora elaboriamone uno!

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oM 29 Agosto 2019 - 9:17

Questi idioti , grullini e pidioti stanno rendendo un “pronunciamento”
possibile … come nel 1978 .
????
Mai creduto nella “democrazia” …..

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Francesco 29 Agosto 2019 - 9:35

X il sud non ai fatto nullax questi terroni che puzzano e la lava deve lavarli, e u terroni che ti votano sono solo dementi.

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Antonella 29 Agosto 2019 - 10:01

Matteo salvini e giorgia meloni torneranno al potere e non ci vorrà molto tempo.l importante è essere tanti e numerosi a ottobre a roma!

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Antonella 29 Agosto 2019 - 10:13

Matteo salvini e giorgia meloni insieme più forti che mai.e’ importante però che a ottobre tutti in piazza a roma con matteo!

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Cesare 29 Agosto 2019 - 10:47

Articolo interessante che fà capire e riflettere.Vero che Salvini non è riuscito a combattere quei poteri forti stranieri che si sono comperati il paese tramite le svendite di Draghi e Prodi di floride aziende e banche ex pubbliche .Tuttavia con gli M5s gli ostacoli erano troppi dato che loro si erano venduti già al migliore offerente in barba al popolo e quindi Salvini non aveva scelta.Come puoi stare con chi vuole la “decrescita felice” che significa fame per il popolo e ricchezze per Grillo e i suoi burattinai esteri?
Salvini a proposito della proposta di premiership a Di Maio forse la ha avanzata anche per scrollarsi di dosso l’immagine di responsabile della crisi di fronte all’ elettorato.
Altra cosa di cui dubitare fortemente è che pd e m5s reggano 3 anni e 1/2 come anche l’autore indica.

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Luca 30 Agosto 2019 - 9:17

Non sono riuscito a leggere oltre il passaggio in cui si dice che Salvini è coerente. Ma per favore, è tutto documentato, ha detto tutto e il contrario di tutto.

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Luca 30 Agosto 2019 - 11:46

Spero che il commento sia pubblicato, probabilmente per problemi da mobile gli ultimi miei 4 non sono sono mai comparsi. Non è vero che Salvini sia coerente, è vero il contrario: è tutto documentato, basta andare in rete e vedere i suoi slogan, i video, le interviste, e si comprende facilmente quante volte abba cambiato idea, anche in modo clamoroso.

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rino 30 Agosto 2019 - 2:59

Non sono d’accordo con questa analisi. In questa democrazia parlamentare i cittadini votano solo i loro rappresentanti: non il governo. Sono i rappresentanti che poi hanno il diritto-dovere di formare il governo unendosi come meglio credono per raggiungere la maggioranza.
Qualcuno con la fine della prima repubblica ci ha fatto credere che noi potevamo scegliere direttamente il governo, addirittura paventando alleanze pre elettorali che di fatto non hanno nessun valore (se lo avessero allora salvini avrebbe dovuto formare il governo con berlusconi perché l’alleanza era quella e gli si sarebbe dovuto chiedere conto del perché invece poi si è alleato con altri partiti al di fuori dell’alleanza). La realtà è che i giochi si fanno con i numeri e i numeri li si ottengono per forza di cose dopo le elezioni. Sta alla lungimiranza e alla saggezza dei rappresentanti scelti far in modo che quando si hanno dei numeri questi siano sfruttati per il bene nazionale e non per quello del partito che è solo uno strumento per il fine di cui sopra. Ebbene, al di là delle offese proferite verso la ‘prima repubblica’ e i suoi giochini, è indubbio che chi sedeva allora in parlamento avesse una serietà e un obiettivo nazionale al di sopra delle parti che oggi ci sognamo. Perché al di là del sistema ci sono gli uomini che fanno la differenza. E Salvini si è sciolto come neve al sole, regalando su un piatto d’argento la legislatura a coloro che erano stati sonoramente bocciati dal popolo.
P. S. Basta parlare di ritorno al voto portando l’acqua al mulino come meglio si crede. A parti inverse, con una lega agonizzante, anche Salvini si sarebbe giocato l’opportunità di governare con chiunque pur di allontanare lo spettro delle elezioni.
E comunque non so chi leggete voi ma Blondet aveva analizzato correttamente tutta la situazione.
Salvini non ha la stoffa per governare. Può stare solo all’opposizione.

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