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Roma, 29 nov – Per difendersi dalle accuse piovute su di lui e sulla sua famiglia, il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio mostra i suoi contratti di lavoro. Dopo lo scandalo relativo all’azienda di famiglia, di cui il ministro del Lavoro è socio al 50%, e al lavoro nero di alcuni dipendenti, Di Maio junior decide di pubblicare online i documenti che attestano il suo lavoro presso la suddetta azienda. Perché anche lui è stato accusato di aver lavorato in nero nell’impresa del padre.
Ma pare che la toppa sia peggio del buco. Perché se sul Blog delle stelle ieri sono apparse le foto di 4 buste paga per tre mesi e mezzo di lavoro a circa 1100 euro di stipendio, dell’iscrizione all’Inps, e del contratto di lavoro per 40 ore settimanali come manovale, pare che manchino i documenti che attestano il versamento dei contributi previdenziali. Per questo il Pd è passato al contrattacco e ha chiesto di “rendere pubblica l’intera documentazione, con particolare riguardo all’estratto conto contributivo, nonché chiarire se nel corso degli anni 2008-2013 sia stato percettore di trattamenti di indennità legati allo stato di disoccupazione”.
Ma c’è dell’altro. Perché il Corriere della Sera ha realizzato un’inchiesta da cui si apprende che il padre di Di Maio, il signor Antonio, aveva il vizio di compilare buste paga per i suoi dipendenti con cifre diverse da quelle reali. Metteva un compenso inferiore a quello elargito e il resto lo pagava in nero.
Le grane non sono finite, perché il vicepremier, infatti, è stato accusato di aver lavorato in nero anche in una pizzeria. A svelarlo è il Fatto Quotidiano, che racconta l’esperienza vissuta dal ministro del Lavoro tra il 2011 e il 2012 nel ristorante La Dalila di Pomiglliano d’Arco. Qui Di Maio avrebbe fatto il webmaster, oltre a servire pizze e a lavare i bidoni dell’immondizia, creando il sito internet della pizzeria e la relativa pagina facebook. Ma visto il “rapporto amichevole” che intercorreva con i gestori, nessuno lo ha inquadrato professionalmente. Come webmaster pare che, essendo alle prime armi, non si sia fatto mai pagare. Ma come cameriere sì, in nero.
Anna Pedri
 
 

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1 commento

  1. Perché esiste in Italia qualche ritoratore che compila le buste paghe senza nascondere nulla?
    Fatemelo conoscere!!

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