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Macerata, 1 feb – È un nigeriano il primo fermato per l’omicidio di Pamela Mastropietro, la 18enne romana fatta a pezzi. Gli inquirenti sono giunti a lui dopo che le immagini di una sistema di sorveglianza all’esterno di una farmacia a Macerata lo hanno immortalato mentre seguiva la ragazza.
Il nigeriano, 30 anni, immigrato regolare già noto alle forze dell’ordine, si difende dicendo che lui quella ragazza l’ha vista e l’ha seguita, ma non l’ha ammazzata. La sua abitazione, tuttavia, è stata passata al setaccio e dalle prime notizie riportate dai media locali pare che qualcosa della ragazza, forse i suoi vestiti, sia stato trovato. Il nigeriano sostiene che lui non c’entri nulla e che a fare a pezzi il corpo della 18enne a colpi di ascia sarebbero state altre persone da lui indicate. Per questo sono in corso interrogatori e perquisizioni nelle abitazioni di queste persone, che sarebbero anche loro stranieri.
La giovane Pamela Mastropietro si era allontanata lunedì pomeriggio dalla comunità di recupero di Corridonia, in provincia di Macerata. Due giorni dopo, il ritrovamento del suo cadavere, con la testa mozzata e il corpo in tanti pezzi minuziosamente ricomposti. Il tutto messo in due trolley abbandonati lungo un fossato che costeggia una strada di campagna a Pollenza, sempre nel Maceratese.
Le due valigie sono state notate da un automobilista di passaggio, che ha allertato i carabinieri pensando che al loro interno vi fosse della refurtiva. Quando i militari sono arrivati sul posto la macabra scoperta, resa ancora più inquietante dal fatto che i due tronconi di corpo, nudi, non presentavano alcuna traccia di sangue. Il che dice che il corpo della 18enne prima di essere messo nelle due valigie è stato accuratamente lavato.
Gli inquirenti ora stanno cercando di stabilire le cause della morte della giovane, e soprattutto di capire se la ragazza si sia allontanata dalla comunità di recupero per tossicodipendenti sapendo già chi doveva incontrare. Nelle due valigie dove è stato rinvenuto il corpo, non c’era null’altro di Pamela se non i suoi resti, nonostante lei si sia allontanata dalla comunità portando con sé alcuni effetti personali. Tra le ipotesi che si stanno facendo strada si sta valutando se l’omicidio sia stato compiuto durante qualche “rito” o se si tratti di una sorta di punizione nel giro locale della tossicodipendenza.
Anna Pedri



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8 Commenti

  1. Come disse la boldrina……. le risorse africane saranno il nostro futuro……ovviamente la mafia africana e nigeriana non esistono,non controllano lo spaccio,non sanno nulla di prostituzione e i nigeriani sono tutti scienziati…….in realtà sono africani analfabeti e questo o questi in particolare sono bestie disumane che per una partita di droga ucciderebbero persino il grande profeta……una povera tossica italiana si ammazza pertanto con grande facilità…….

  2. RIP
    anche se eri una drogata non facevi male ad alcuno se non a te stessa
    Nessuno aveva diritto di farti cio’ che ti è stato fatto bestie sono anzi no perché le bestie non fanno queste cose .
    Verra’ il tempo della resa dei conti nulla è eterno e la storia si ripete …..sempre …..
    Mi viene da piangere anche se non la conoscevo nemmeno ma simili cose non devono accadere povera Pamela , poveri genitori chissa’ in che stato sono

  3. Fuori queste mette dalla nostra terra! Non li vogliamo non ne abbiamo bisogno e sono nocivi come le zecche che li fanno entrare con le scuse più banali. In Nigeria non c’è guerra solo una massa di vagabondi che vogliono fare la bella vita coi soldi che rubano o elemosinano in Italia. La UE pompa milioni nelle tasche di ras locali per programmi di rimpatrio e rieducazione e preparazione al lavoro dei rimpatriati dall’Europa. Risultati zero. Su “La Verità” di ieri c’è un articolo a proposito, leggetelo è illuminante.

  4. Come per l’omicidio di Yara Gambirasio scagioneranno lo straniero e creeranno una pantomima con qualche malcapitato italiano …
    VERGOGNA!

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