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Roma, 27 nov – Alla fine il governo gialloverde ha ceduto ai diktat di Bruxelles. Il deficit verrà abbassato, per andare incontro alla Commissione Ue e cercare di prendere tempo per evitare le sanzioni della procedura d’infrazione fino alle elezioni europee di maggio 2019. Ridurre il deficit equivale ovviamente a un taglio a tutti i capitoli di spesa pianificati nella legge di Bilancio.
L’esecutivo Lega-M5S sta studiando le modifiche alla manovra già da una quindicina di giorni. Ossia da quando il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha recepito i timori delle imprese sugli effetti dello spread e della speculazione sui mercati e i dubbi dei suoi consiglieri economici.
Ormai quindi è ufficiale, anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ne ha parlato in modo inequivocabile: “Passare dal 2,4 al 2,2%” nel rapporto tra deficit e Pil “significa parlare di tre miliardi di euro” in meno. Somma che comunque va confermata – sottolinea il premier – “quando avrò le informazioni tecniche e l’impatto preciso al centesimo”.
Il governo intende anche togliere cinque miliardi da reddito di cittadinanza e quota 100, le due misure-bandiera della maggioranza. A tal proposito, una delle ipotesi che circola è un rinvio dell’entrata in vigore di entrambe le misure a marzo. Il risparmio sul 2019 sarebbe quindi di tre miliardi. Altri due dovrebbero arrivare da limature alle altre misure di spesa.
“Il tema non sono i numerini ma i cittadini”, ha ribadito ieri il vicepremier e capo politico del M5S Luigi Di Maio. Se “deve diminuire un po’ di deficit, per noi non è l’importante. Per noi l’importante è che non si abbassi di una sola persona la platea che riceverà quelle misure”.
Sul fronte reddito di cittadinanza, il sottosegretario leghista Armando Siri ha lanciato la sua proposta, ossia trasformare il sussidio in un finanziamento alle aziende che fanno formazione per disoccupati. Di Maio però ha una visione un po’ diversa: i centri per l’impiego non perderebbero il loro ruolo, ma ci sarebbe la possibilità che “per qualche mese” l’assegno passi dal disoccupato all’impresa che lo assume.
Per quanto riguarda le pensioni, invece, più che modifiche di sostanza, si lavora sulla platea di lavoratori interessati da quota 100. Il governo vuole contenere la spesa nel pubblico impiego, anche per non dare il via a un esodo che metterebbe in difficoltà settori chiave come la sanità e la scuola. Per i privati poi si stanno studiando meccanismi per risparmiare soldi, posticipando la data del pensionamento effettivo. Inoltre è allo studio il divieto di cumulo tra redditi di pensione e dal lavoro, che sarà più stringente con il crescere dell’anticipo della pensione. Per scoraggiare gli anticipi, per l’appunto.
Insomma, dopo il vertice di ieri sera a Palazzo Chigi tra Conte, Salvini, Di Maio e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, il governo punta ad accontentare l’Ue sul fronte dei conti pubblici per poter varare le misure di crescita. “Si è concordato di attendere le relazioni tecniche sulle proposte di riforma che hanno più rilevante impatto sociale, al fine di quantificare con precisione le spese effettive. Le somme recuperate saranno riallocate, privilegiando la spesa per investimenti, con particolare riferimento a quelle necessarie a mettere in sicurezza il territorio e a contrastare il dissesto idrogeologico”, si legge in una nota post-vertice. Per ridurre il deficit, è necessario presentare emendamenti alla legge di Bilancio. E la nota spiega che “saranno valutati quelli di iniziativa parlamentare e concordati quelli che saranno oggetto di approvazione”.
Staremo a vedere se questo dietrofront sul deficit sarà sufficiente a convincere Bruxelles. Intanto il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici assicura: “Non sono mai stato un partigiano delle sanzioni. Penso che le sanzioni siano sempre un fallimento“. Per l’Italia “la porta resta aperta, la mano tesa. Dobbiamo cercare con tutte le forze delle soluzioni condivise nell’interesse degli italiani e della zona euro”, ha sottolineato.
Ma Bruxelles non transige: le tensioni commerciali globali, la Brexit, e la manovra italiana sono le tre principali “incertezze” che pesano sull’Europa, ha detto Moscovici. Il commissario Ue ha quindi sottolineato che i tre principali rilievi fatti all’Italia dalla Commissione Ue – crescita, deficit, debito – “al momento attuale non hanno trovato risposta”. “Continuiamo a pensare che la manovra italiana comporti rischi per aziende, risparmiatori e cittadini italiani. Questo rischio ha un nome: si chiama debito al 130% del Pil”.
Adolfo Spezzaferro





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